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COSA DIREBBE OGGI MIRCEA ELIADE DEGLI ITALIANI?
26/02/2010
Mircea Eliade era un scrittore romeno, storico delle religioni, vissuto tra il 1907 e il 1986, passato attraverso diverse esperienze delle quali ci portano testimonianza molti suoi libri, tra i quali alcuni libri autobiografici e diari. E’ unanimemente considerato uno tra i più grandi intellettuali del Novecento.
 
Era un reazionario della miglior stoffa, non di quelli perbenisti e fascistelli come i leghisti e compagnia oggi o patologici come i picchiatori, ma di quelli che avevano una profonda conoscenza della natura umana, andavano dritto a, colta nella sua struttura animale, dalla quale poi arrivare alla creazione del mito, del sacro (straordinari i suoi studi sullo yoga e l’induismo, ma anche il cristianesimo), che nei credenti – quale lui era – confinava con la visione di Dio e nei non credenti – quale io sono – nell’utopia rivoluzionaria. Sostanzialmente Mircea Eliade era, lo è ancora, con i suoi libri, uno svelatore dell’uomo.
 
Ho appena finito di leggere un suo libro, vecchio, ma appena pubblicato in Italia, come quasi tutti i suoi libri, da Jaca Book (altri, meno titoli però, sono pubblicati da Bollati Boringhieri). Si tratta del “Diario portoghese”, cioè del diario che Mircea Eliade ha tenuto nei quattro anni e sette mesi vissuti in Portogallo, prima come consigliere dell’ambasciata romena a Lisbona, quindi, dopo i rivolgimenti interni al suo paese e all’Europa intera, come, sostanzialmente, esule, prima di trasferirsi, nel 1945, a Parigi, professore presso la Ecole des Hautes Etudes, quindi, nel 1957, a Chigago, quale professore alla locale università.
 
In una delle ultime pagine del suo diario, scritta il 16 maggio 1945, leggo un suo giudizio sferzante sugli italiani (la maggioranza di essi, perché c’è chi ha combattuto e patito ed è morto a causa del fascismo), che io reputo ancora valido. Eccolo.
 
Ho visto le foto di piazza Loreto a Milano; Mussolini di profilo, accanto alla sua amante con la quale è stato fucilato; e, poi, ho visto il duce appeso per i piedi.
 
L’ultima briciola di stima che nutrivo per il popolo italiano è scomparsa. Popolo di servi, di traditori e di ruffiani. Hanno sfilato accanto al cadavere di Mussolini cinquemila operai di Milano, e ognuno di loro ha dichiarato i suoi sentimenti antifascisti dando una pedata nel culo al duce. Ovviamente, hanno avuto questo coraggio perché colpivano un cadavere. Che hanno fatto gli operai antifascisti di Milano, per oltre vent’anni? Quanti complotti, quante insurrezioni?
 
Tutto questo è grave e ignominioso. Mussolini che cerca di salvarsi, anziché togliersi la vita. Mussolini è arrestato assieme a tutto il governo repubblicano fascista, benché vi sia ancora in Italia un esercito tedesco di quasi un milione di soldati, sul punto di arrendersi. L’hanno potuto catturare perché è stato tradito. Ed è stato tradito perché era circondato da italiani”.
E’ tutto.  

 Commenti sulla News (12)

Inserito: mercoledì 3 marzo 2010 alle: 14:28
Autore: antonio dal tio
Commento: caro Diego mi sto domandando e ti domando se vale la pena spendere il proprio tempo nella denuncia dell'immondizzaio italiano. Dico questo perchè nulla possiamo trasmettere, anche a persone che ci possono essere vicine; a persone che ci conoscono testimoni di una 'missione civile', Mia nonna Catina, dopo essere usciti dalla messa domenicale, mi faceva notare di avere attenzione, di osservare che tutti indossavano l'abito della festa, quasi un modo per dare di sè una immagine di dignità e pulizia nell'idea di essere nel luogo di Dio, davanti al suo giudizio. Poi con serenità mi faceva notare famiglia per famiglia quanto costoro non sapessero cogliere il messaggio rivoluzionario del Cristo. Quante deformazioni della persona in senso cristiano, dall'ignoranza alla gelosia, all'invidia all'avidità in un continuo mentire a se stessi, Questo accadeva dove noaltri se gavea el campanil più alto dopo quel de S. Marco! dove mio padre morì nel Natale del '71 con un parroco che obbligò tutti ad andare a piedi, con 15 gradi sottozero, per due km nel giorno del funerale, tutti obbedirono nella partecipazione.... e el dì drio se gera come tre dì prima, ognun co' i so' problemi e le so rogne. Da allora mi sembra che molto sia cambiato, ma in peggio. Noi lo sappiamo, vale la pena denunciarlo? evitiamoci certi dolori. Un bel saluto Toto

Inserito: mercoledì 3 febbraio 2010 alle: 15:02
Autore: Diego Zandel
Commento: UN AMICO MI MANDA QUESTO TESTO ATTRIBUITO A ELSA MORANTE RIFERITO A MUSSOLINI (NON A BERLUSCONI, A LEI SCONOSCIUTO). LO RIPORTO SOLO PER I SUOI GIUDIZI SUL POPOLO ITALIANO: "Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere, sceglie sempre il tornaconto. Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt'al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po' ridicolo per le sue maniere, i suoi atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano. Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare."

Inserito: domenica 3 gennaio 2010 alle: 20:06
Autore: Diego Zandel
Commento: Condivido.Per quanto riguarda i tedeschi, più che alla piaggeria o alla indifferenza, imputo la loro adesione al nazismo al loro spirito fortemente nazionalistico (non so quale sia il male peggiore). Per il resto non criminalizzerei Mircea Eliade. Certi suoi studi sono fondamentali. Non possiamo buttarli a mare perché lui era un reazionario. Nè il fatto che fosse un reazionario rende meno valida l'asserzione che fa riguardo la natura degli italiani. Per lo meno, è un'asserzione che io condivido per motivi che ho spiegato - e sono comunque emersi - in tanti nostri dibattiti in questo stesso spazio.

Inserito: lunedì 1 marzo 2010 alle: 17:28
Autore: giorgio castriota
Commento: caro Diego, mai avrei preso un testo di Mircea Eliade per commentare la natura degli italiani. Sul personaggio, assolutamente squalificato sotto molti punti di vista, condivido pienamente le considerazioni di Maurizio Lo Re e la sua ricostruzione storica. Troppo poi facile dire, oggi, che gli italiani sotto il fascismo dovevano ribellarsi o che dovevano opporsi alla guerra. Anche i tedeschi, secondo questa affermazione, avrebbero potuto ribellarsi a Hitler. Anche i tedeschi dunque ruffiani, opportunisti, ecc.? Forse la realtà storica è molto diversa. Infine: siccome l'ineffabile Mircea conclude inorridito per la morte violenta e oltraggiosa riservata a Mussolini, e siccome questa è una posizione ancora oggi molto diffusa in Italia (sopratutto a destra) dichiaro in poche parole la mia opinione in merito. Mussolini è stato un dittatore che, dopo aver tolto la democrazia in Italia e ridotto il Parlamento ad una farsa, ha sparso sul nostro Paese ingiustizia, prigionia, sangue e, per ultimo regalo, si è venduto a Hitler e ci ha fatto precipitare in una guerra assurda e catastrofica in cui hanno trovato la morte milioni di italiani (ebrei a parte!). Preso mentre fuggiva con la sua dolce compagna, mascherato da tedesco in un fondo di un camion come un topo, Mussolini ha subito la rabbia di un popolo. Mi sembra storicamente logico.

Inserito: domenica 3 gennaio 2010 alle: 13:03
Autore: Diego Zandel
Commento: Caro Maurizio, certo, non dovevo cercare in Mircea Eliade la conferma di quanto da un po' di tempo vado convincendomi sempre più. Ovvero sulla natura egoista, ruffiana, vile, furba e un po' imbrogliona degli italiani, espressione di un individualismo che, però, quando è permeato dal senso dell'onore e della dignità, spesso dà degli eroi. A riguardo, penso agli ufficiali che, durante la guerra, a Cefalonia e a Kos non si arresero - se non con la morte - ai tedeschi, così riscattando il disonore del Re, di Mussolini e seguaci. Ma è capitato che proprio in questi giorni leggessi quel brano di Eliade e, al di là della persona che lo ha scritto e delle sue idee politiche - comunque, uno scrittore di grandi doti intellettuali come altri reazionari al pari di Borges, Celine, Pound - ha colto nel vivo delle riflessioni che sto facendo. Le quali non riguardano solo il credito che gli italiani danno a uno come Berlusconi, ma la impossibilità della nostra convivenza civile e sociale che produce una sanità preda di affaristi senza scrupoli, una scuola pubblica che si lascia andare allo sfacelo, sottraendole fondi e risorse, privilegiando la scuola privata dominata dagli interessi della Chiesa, una giustizia che viene piegata agli interessi personalistici con il consenso dei rappresentanti delle istituzioni, per non parlare della criminalità organizzata che prospera proprio in virtù di collusioni e di una mancanza del senso alto dello statoi. Poi, potrei scendere al vivere quotidiano: le merde dei cani lungo i marciapiedi, le strade piene di buche e rattoppi, muri, saracinesche,vagoni della metropolitana e quant'altro imbrattati, i segnali stradali - a cominciare dalle strisce pedonali - non rispettati, la maleducazione nelle file, nel traffico... E mi fermo qui. Ma al di là dell'educazione civica, mi chiedo semmai, data proprio la natura degli italiani, sarà possibile un giorno realizzare riforme che rispondano a un interesse generale.

Inserito: lunedì 1 marzo 2010 alle: 11:38
Autore: Maurizio Lo Re
Commento: Caro Diego, io condivido totalmente la tua indignazione civile. Ritengo che, dopo il commento di Berlusconi sul marciume che torna a galla, che tutti hanno potuto sentire in televisione («Il male principale della democrazia in Italia è la giustizia politicizzata»), chi continua a votare per lui o è in malafede, o è indifferente alla tragedia civile del nostro Paese, non vede o non vuole vedere la politica del fare che si svela malaffare, il predominio dell’opaco sul trasparente, il familismo, la ’ndrangheta che entra spavaldamente in Parlamento. Anch’io sono convinto che molti di quelli che oggi osannano Berlusconi domani si faranno un vanto di disprezzarlo. Tuttavia, Mircea Eliade non aveva titolo per dare lezioni agli italiani nel 1945 e non ne avrebbe titolo neanche oggi, sia per le sue scadenti qualità morali (è il meno che si possa dire), sia perché non conosceva gli italiani, se non attraverso la mediazione di intellettuali fascisti. Con lo stesso metro di Eliade, i tedeschi, dopo l’8 settembre 1943, giudicarono gli italiani traditori, catturarono e deportarono nei campi di concentramento 700.000 soldati italiani (tutti quelli che non avevano ucciso o che non erano passati dalla loro parte). Gli internati militari italiani, così li chiamavano i tedeschi, che non davano loro neanche la dignità di prigionieri di guerra, non vollero aderire alla Repubblica di Salò, rinunciando a tornare in Italia, e preferirono fare i lavoratori forzati e morire di stenti (60.000 di loro), piuttosto che compromettere il loro onore. Questo è l’esempio giusto di forza morale degli italiani, altro che gli scalmanati di piazzale Loreto! Ma Mircea Eliade che ne sapeva di italiani e di forza morale? Né si può dire che i comportamenti di altri popoli siano dissimili da quello italiano, per quanto riguarda il disprezzo di personaggi un tempo osannati. Basti pensare alla sorte dei coniugi Ceausescu, tanto per rimanere nella patria di Mircea Eliade.

Inserito: domenica 3 gennaio 2010 alle: 08:23
Autore: antonio dal tio
Commento: caro Diego, un passo ti toccherà farlo, ti conosco generoso, ti resta da applicare la severità della razionalità e la forza della mrale civile, quella morale che tutti banalmente, quasi a non conoscerne il significato, chiamano riferimento ai valori azz! quelli cristiani in prima fila. Mi spiego, quando una persona in piena libertà di pensiero osserva ed ignora gli aspetti delinquenziali del berlusconi di turno, sminuendoli e giustificandoli, non è una brava persona e di queste 'brave' persone ne sono passate in questo spazio, la società ne è piena. La tragedia civile che viviamo è l'impossibilità di una comunicazione ad amare con costoro. Se mi permetti sono fermi al respiro affannoso dell'umanità, lontani da una pace che aspira a cogliere il respiro dell'universo. Ti faccio due esempi: una volta dissi ad un sacerdote, carissimo amico, che coglievo Dio negli occhi di un cane, mi rimase in silenzio. In oncologia PTV a don Salvatore dissi qualche mese fa di invitare Benedetto XVI per due notti tra i malati, avremmo potuto parlare del testamento biologico; la reazione mi sembrò quella di un gatto nel voler salire su di uno specchio verticale. Sempre e dunque, incapacità ad amare. Caro Diego è nel nostro tendere la condizione di essere pochi, pochissimi. Non abbiamo nulla da dare, concretamente, ma solo la testimonianza di un 'essere' che aspira ad un soffio di vita. Un bel saluto Toto (ancora la racconto, ok)

Inserito: domenica 28 febbraio 2010 alle: 21:00
Autore: Diego Zandel
Commento: Dal Tio ha colto nel segno. Come italiano, sono profondamente deluso dagli italiani, dalla maggioranza di essi, che osannano un tycoon delle televisioni accettando l'abisso, penale, morale e politico in cui vive e opera (mi offendono più questi ultimi che quell'uomo arrogante e disperato). Mi consolo, diciamo così, con il pensiero che la stragrande maggioranza degli italiani (esclusa una minoranza, della quale mi onoro di far parte) sono sempre stati così. Ho più volte scritto qui che trovo ignobile il fatto che negli anni Venti un manipolo di incolti e violenti si fossero impossessati dello Stato senza colpo ferire (mentre i Gramsci, i Pertini e gli uomini semplici, comuni, come Sante Mascherana di cui ho raccontato la storia in "Perché restare in Italia, senza punto interrogativo") erano gli unici ad opporsi, a grande prezzo personale, all'andazzo generale. Alla caduta del fascismo poi è accaduto quello che Mircea Eliade descrive nel suo diario. Solo pochi anni dopo c'erano milioni di persone che votavano Partito Comunista italiano: dove stavano tutte quelle persone durante il fascismo? Perchè son sono venute fuori prima, quando i fascisti sono andati al potere e gli oppositori in galera, non hanno combattuto prima che tutto degenerasse con la guerra in alleanza con Hitler? Salvo poi, nel 1945, sfilare nel modo in cui racconta Eliade, prendendosela con il cadavere dell'uomo che negli anni del successo magari osannavano? Sonno gli stessi italiani che oggi osannano Berlusconi, pronti al suo rovescio (sicuro!) dargli contro. Non avrò, allora, tanta saliva per sputare in faccia a tutti. Dalla mia avrò solo la coerenza di essermi sempre opposto apertamente, non solo al suo governo, ma anche a quelli della mia parte politica che credono di fare i furbi con giochetti di vertice, che offendono più che la stessa sinistra, il senso profondo della democrazia stessa.

Inserito: domenica 28 febbraio 2010 alle: 17:49
Autore: antonio dal tio
Commento: Diego cerca un riscontro, nelle affermazioni di Ircea Eliade, al suo constatare, se vogliamo impotente e carico di dolore civile, di una società vastamente corrotta, forse irrecuperabile. In fondo, come ogni persona civile, è schiacciato da questa realtà come dato di fatto non opinabile. Credo che tutto l'essere di Diego è in rivolta; cerca di capire e di dare una identità precisa al suo malessere e quindi si avvia alla ricerca di un comun denominatore che rappresenti l'identità di questo continuo non essere civili, certamente orribili sotto il profilo umano e sociale, direi anche religioso. Nelle righe della news di Diego colgo questo, è la sua rivolta. Credo che non sia lontano dalla realtà, ma per dimostrare questo non abbiamo bisogno di nessun grande signor X della storia dell'uomo per dare forza e sostegno a questo giudizio. Un saluto Toto

Inserito: domenica 28 febbraio 2010 alle: 17:33
Autore: Diego Zandel
Commento: Questo mio testo non è in contraddizione con altri che ho scritto, anche recentemente come "Perchè restare in Italia (senza punto interrogativo)". Non tutti gli italiani, certo, ma la maggioranza di essi non si è opposta al fascismo che aboliva i partiti, le libertà, la democrazia e metteva in galera o mandava al confino gli oppositori, così come oggi la maggioranza degli italiani sostiene (e difende) un governo guidato da un uomo in odore di gravi reati dai quali si è salvato in tribunale solo con la prescrizione e leggi ad personam che ne favorissero l'estinzione. Io non mi riconosco in questa maggioranza, la quale - l'ho dichiarato più volte in questo spazio - sarà pronta a disconoscere questa scelta, così come è avvenuto con il fascismo e Mussolini, non appena il vento cambierà come credo che cambierà (e lotto perché ciò avvenga). Salvo poi ad allinearsi ai potenti del momento. Questo è il ritratto che ne fa Mircea Eliade. Ed ho scelto lui perchè se era uno di sinistra sarebbe stato facile - per i conformisti - obiettare. Che poi non fosse un maestro di vita Mircea Eliade lo so benissimo: nello stesso Diario portoghese citato gli è appena morta l'amata moglie Nina - con la quale pregava durante la malattia e fece perchè si salvasse un pellegrinaggio alla Madonna di Fatima - ma è appena nella tomba e lui continua a invocarla mentre, senza il minimo senso di rimorso, cerca altre donne per dare sfogo ai suoi istinti sessuali, vantandosi di aver preso un'amante per dieci volte di seguito stupendo la donna. Venendo al pezzo citato, poi è ovvio che lui è scandalizzato, in quanto vicino al fascismo, per quello che fanno a Mussolini (ma lo critica perché fugge invece di suicidarsi), ma la natura degli italiani, quella opportunista, di stare col più forte quando è forte ma pronta a rivoltarsi contro non appena cade, della maggioranza di essi è forse meno vera?

Inserito: domenica 28 febbraio 2010 alle: 16:11
Autore: Maurizio Lo Re
Commento: Caro Diego, questa volta sono in netto dissenso con te. Il fatto che Mircea Eliade sia considerato uno tra i più grandi intellettuali del Novecento, ciò che io non discuto affatto, non ne fa certo un maestro di vita. Anche lo spunto del suo diario che ti ha colpito (il suo giudizio sugli italiani dopo lo spettacolo di piazzale Loreto) non può certo essere preso per buono da uno che, dopo essersi legato alla Guardia di ferro, il movimento fascista romeno, si era goduto cinque anni all’Ambasciata in Lisbona, al riparo dalla guerra, e si apprestava ad un dorato esilio a Parigi. Retoricamente Eliade si domanda: "Che hanno fatto gli operai antifascisti di Milano, per oltre vent’anni?" Ma da che pulpito viene la predica! Lui aveva appoggiato Antonescu, capo della guardia di ferro e dittatore rumeno, che non solo era entrato in guerra accanto all’Asse, ma aveva sterminato direttamente più di 400.000 ebrei. Eliade annota: “L’ultima briciola di stima che nutrivo per il popolo italiano è scomparsa. Popolo di servi, di traditori e di ruffiani”. Ma lui che conoscenza aveva dell’Italia? Mi risulta che il suo incontro con la cultura italiana derivasse da Julius Evola, teorico della romanità e della razza, e da Giovanni Papini, scrittore che aveva aderito al fascismo e firmatario del Manifesto della razza nel 1938. Ed infatti, nei suoi scritti di quegli anni, Eliade loda Mussolini ed il fascismo italiano, mentre respinge la democrazia dell’Europa occidentale. Nel 1942, nella sua splendida residenza diplomatica in Lisbona, pubblicò un volume per lodare lo Stato nuovo del dittatore portoghese Salazar, asserendo che “Lo Stato salazariano, cristiano e totalitario, è in primo luogo e soprattutto basato sull’amore.” Ci ricorda qualcosa quest’asserzione?

Inserito: domenica 28 febbraio 2010 alle: 16:57
Autore: Anna Balducci
Commento: L’hanno potuto catturare perché è stato tradito. Ed è stato tradito perché era circondato da italiani”. il tuo scritto mi ha turbato a tal punto che per sbaglio ho cliccato la scritta per non ricevere più le tue. Ti prego di rimediare.L'ultima frase di Ircea Eliade- scrittore che non conosco -mi ha fattto star male. Tu condividi quello che ha detto? Ci sono stati tanti episodi vergognosi nella nostra storia e quello é uno dei tanti, forse il peggiore e forne no, forse il peggiore deve ancora venire . Alle volte mi chioedo anch'io se ci sia qualcosa nel nostro DNA che non va, abbiamo inventato il fascismo, ed ora il berlusconismo. Ma se fosse così, se fossimo tutti traditori, servi e ruffiani allora non ci sarebbe più speranza! Perché indignarsi a vedere quello che sta succedendo oggi? Eppure credo che tu abbia speranza, altrimenti non scriveresti quello che scrivi. ti abbraccio Anna


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