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| Due delitti chiusi in una stanza |
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Louise Welsh e Minette Walters sono due scrittrici entrambe britanniche, i loro ultimi romanzi (per la Welsh anche il primo) hanno i titoli molto simili: rispettivamente "La stanza oscura" e "La stanza al buio". Sono entrambi dei thriller. Fin qui le somiglianze. Tutto il resto è diverso. Più letterario il libro della Welsh, più avvincente, fino allo spasimo, il libro della Walters. La stanza oscura di cui racconta la Welsh è quella di un anziano signore morto nel suo letto di morte naturale. Viveva solo. La sorella, anziana come lui, vuole sbarazzarsi dei mobili, delle suppellettili e di quant'altro si trova in casa, affidando l'incombenza a una piccola casa d'aste. Un suo impiegato, il giovane Rilke, provvede alla valutazione dei pezzi d'insieme. Il mandato è più quello di sbarazzarsi delle cose prima possibile, piuttosto che realizzare il massimo. La sorella, già ricca di suo, vuole semplicemente liberarsi di un fastidio. Lasciato solo in casa Rilke, omosessuale un po' trasandato, fa però delle scoperte sensazionali: di una intera biblioteca di preziosi libri pornografici e, soprattutto, di una serie di fotografie d'epoca che ritraggono il defunto in orge sadomaso. Tutto potrebbe rientrare nella norma se, tra queste foto non ci fosse la documentazione di un omicidio: quello di una donna nuda mentre, legata a una ruota, si offre alle voglie estreme di due uomini, tra i quali, appunto, il defunto che risulterebbe così essere un assassino. Ma fu, quello, un vero omicidio, con tanto di strozzature, lame, sangue, oppure semplicemente una rappresentazione erotica fine a se stessa? Per Rilke diventa un imperativo scoprire la verità e l'unica strada è trovare le tracce che portino all'identità e, quindi, all'esistenza in vita o meno di quella donna. E le tracce si possono seguire solo percorrendo il chiuso e segreto mondo sadomaso. Su questa indagine, che ha per sfondo Glascow, si dipana il romanzo che, esemplarmente, ci condurrà per mano attraverso pub e pornoshop, case d'asta e librerie antiquarie, studi fotografici per guardoni e piovosi viali di meretricio maschile e femminile, ma sempre con l'eleganza di una scrittrice che non sfiora mai la volgarità che tema e ambiente lascerebbero supporre. Di diverso tenore il libro della Walters "La stanza al buio", uno di quei thriller psicologici scritti con una abilità tale da essere senz'altro annoverato tra i migliori della stagione. La protagonista qui è Jane, figlia di un potente boss arricchitosi in maniera non molto pulita, ma che ora veste i panni di un normale uomo d'affari. Rimasto vedovo, con Jane che adora, si è risposato con una donna, con la quale farà due figli nullafacenti, cresciuti tra giochi d'azzardo e sniffate di coca. Tutto il contrario di Jane, che per rendersi indipendente, ha messo su per conto proprio un avviato studio fotografico. In questo contesto Jane resta vittima di un incidente stradale dal quale esce viva per miracolo, con parecchi vuoti nella memoria relativi ai giorni immediatamente precedenti l'incidente (la mente, appunto, è la sua stanza al buio). Un incidente, il suo, che polizia e medici giudicano un tentato suicidio. Anche perché solo pochi giorni prima, Jane era stata tirata fuori, per un caso fortuito, dal proprio garage invaso dal monossido di carbonio. Ma Jane, per quel che la riguarda, non è il tipo da suicidiarsi. Ben presto, un terribile sospetto si affaccia alla sua mente: che qualcuno abbia tentato entrambe le volte di ucciderla. Il sospetto si fa più forte quando viene a sapere che il suo ex fidanzato, che l'ha lasciata alla vigilia del matrimonio per mettersi con la sua migliore amica, e l'amica stessa, sono stati assassinati brutalmente. Un modo che ricorda anche l'omicidio oscuro del primo marito di Jane. E se fosse lei l'assassina e il suicidio una messinscena? I sospetti però ricadono anche sul padre, geloso dei mariti della figlia mai troppo graditi. Ma ricadono anche sui fratellastri, piccati dalla predilezione del padre per Jane e, soprattutto, timorosi di essere diseredati in suo favore. A rimetterci, ma riuscirà a scamparla, sarà anche il medico di Jane che, con il suo lavoro e affetto crescente, l'aiuta a fare sempre maggiore luce nella sua mente. Un giallo superbo, a incastro, tutto giocato sui tempi della guarigione di Jane e sulle ambigue relazioni interpersonali, con un ritmo narrativo che farà felice i lettori amanti dei libri che tengono il lettore con il fiato sospeso dall'inizio alla fine.
Diego Zandel
Louise Welsh, La stanza oscura, Garzanti, pag. 309, €. 15,00 Minette Walters, La stanza al buio, Longanesi, pag. 428, €. 18,00
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| Pubblicato su:
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO |
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