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Articolo del: 07/03/2010
LA PRINCIPESSA DI GHIACCIO E LA CRISI DELLA DEMOCRAZIA
In un paese del nord della Svezia,  Fjällbacka, il cadavere di una donna, Alexandra, bella e giovane, proprietaria di una galleria d’arte a Goteborg, viene trovato in una vasca da bagno colma d’acqua ormai ghiacciata. La donna arrivava in questo villaggio per i week-end, sempre da sola, pur essendo sposata. La prima ipotesi è quella di un suicidio, ma ben presto, per i genitori che vivevano in quel paese, e soprattutto per Erika Falck, una scrittrice di biografie che di Alexandra era stata la migliore amica durante l’infanzia, si fa strada l’idea che invece si tratti di un omicidio. E’, questo, l’avvio del bel romanzo della scrittrice svedese Camilla Läckberg “La principessa di ghiaccio”, edita da Marsilio.
Anche questo giallo scandinavo, com’è ormai la caratteristica propria del genere a questi paralleli, presenta molti elementi di interesse, sopratutto uno spaccato sociale che, al di là della trama avvincente, invita ad alcune considerazioni  relative alla democrazia occidentale che il capitalismo, anche quello più evoluto e a fronte di uno stato sociale di tutto rispetto, non rende mai del tutto compiuta. La critica che sottintende questo romanzo, così come del resto quelli di Larsson, di Mankell o della Marklund, è che il potere economico ne distorce le regole di uguaglianza e di rappresentazione, perché chi ha denaro, ha in realtà molto più potere di chi non ne ha, potere di corrompere, di ricattare, di minacciare o, semplicemente, di incutere paura spingendo le persone all’omertà e a una sorda rassegnazione.
E’ quanto sta dietro alle indagini personali che Erika, incaricata dai genitori di Alexandra di scrivere un bell’articolo sulla figlia che ne riscatti la figura, scopre via via che incontra le persone che l’hanno frequentato e conosciuto da vicino: il marito, innanzitutto,  all’oscuro del fatto che Alexandra aspettasse un bambino (e a rivelarlo ad Erika sarà la socia proprietaria della loro galleria), un pittore alcolizzato che di Alexandra ha dipinto un nudo di grande intensità espressiva,  ed altri personaggi, tra i quali i Lorentz, la più ricca famiglia di  Fjällbacka, industriali che danno lavoro a mezzo paese, tra cui il padre di Alexandra e la madre dell’artista alcolizzato, tuttofare in casa Lorentz, dominata dalla figura dell’anziana e algida Nelly, nel cui passato c’è la scomparsa di un figlio, le redini dell’azienda passate a un altro figlio, adottato. Come si vede, una rete di relazioni che hanno l’apparenza della normalità, ma che riveleranno risvolti che porteranno ad anni lontani, quando Alexandra era un’adolescente già in possesso di quella straordinaria bellezza che non sembra prerogativa della sorella, cresciuta nell’invidia di non esserne all’altezza fino a non provare nulla per la sua morte (così come non manifestava interesse per lei in vita).
Erika si accorge ben presto di aver messo il piede in un nido di vipere. Mette per questo sull’avviso un poliziotto di Fjällbacka, Patrick, suo vecchio boy-friend, in rotta con la moglie, e con il quale ritrova ben presto un’intesa sessuale che si trasforma in amore.  Ma anche, contestualmente, in una coppia di detective che, ciascuno per la sua parte, metterà insieme i difficili tasselli che porteranno a una tragica verità di violenze e sopraffazioni.
Nel romanzo, non è solo il meccanismo del giallo a funzionare e la grande capacità dell’autrice di investigare nei rapporti sociali che si instaurano con più evidenza in una realtà come quella chiusa di un paese. Ma anche il saper dare anima ai personaggi: innanzitutto a quello di Erika stessa che, prima di andare a vivere a Goteborg, era nata e cresciuta a  Fjällbacka, e che, tornata in occasione della morte dei genitori, oltre a imbattersi nell’omicidio dell’amica, si trova a vivere tra i ricordi della loro casa, di cui ora la sorella – spinta dal marito, un uomo in carriera, arrogante e violento – vuole disfarsene, contro il parere di Erika, per venderla alle migliori condizioni.  Sembra una storia parallela, ma ha il pregio di dare tessuto, spessore, a un insieme narrativo che ha il fascino di quei romanzi pieni di intrigo che un tempo si leggevano davanti al caminetto facendoci immedesimare con le avventure dei loro protagonisti.
       Diego Zandel
Camilla Läckberg, La principessa di ghiaccio, Marsilio, pag. 458, €. 18,50 
  


Pubblicato su: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO