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| LA POLIZIOTTA PINA E LA CRISI MONDIALE |
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Alcuni scrittori possono essere anche preveggenti. E’ il caso di Veit Heinichen che, nel suo ultimo romanzo “La calma del più forte”, edito da e/o, mette in campo una storia di speculazioni finanziarie di alto livello, che vedono implicati insospettabili personaggi del mondo politico, imprenditoriale, finanziario, così anticipando – visto che il romanzo è stato scritto prima – la crisi mondiale esplosa nell’ottobre dello scorso anno. Nel romanzo non mancano perciò tutti i riferimenti, visti nei loro retroscena criminali, alle speculazioni edilizie, alle famigerate bolle finanziarie e ai mutui subprime. Non pensate a luoghi come la borsa di New York o Londra o Milano. Veit Heinichen, giunto al suo sesto romanzo, che vede ancora una volta protagonista il commissario della questura di Trieste Proteo Laurenti, conferma il suo scenario di sempre: il capoluogo giuliano, quale baricentro di un mondo più largo che dal Carso circostante si estende verso i confini di quella che era la mitteleuropa. Capita così che Giuseppina, detta Pina, una poliziotta italiana collega di Proteo, di quelle che ci tengono al fisico tosto e asciutto, si alleni percorrendo di corsa le strade tra i boschi intorno a Trieste. Un giorno si trova a passare addirittura oltre il confine ormai non più controllato, grazie alla comune appartenenza alla Comunità Europea, con la Slovenia e andrebbe tutto bene se all’improvviso, dai boschi circostanti, non sbucasse un cane, una sorta di mastino, che l’aggredisce. La donna riesce a salvarsi grazie all’intervento di un uomo a cavallo, Sedem, che poi si rivelerà essere paralitico nelle gambe, che la porterà nella propria casa, una bellissima fattoria, con stalle, servitori, quadri d’autore, lussi, dove farà arrivare il medico per le cure del caso. Qui Pina conosce il padre di Sedem, Goran Newman, sloveno-americano, appassionato di musica jazz, ma anche, si scoprirà ben presto, di speculazioni finanziarie che segue da quella stessa fattoria grazie a una sala collegata, attraverso una serie di terminali, a tutte le borse del mondo. Già questa combinazione, il fatto di poter gestire affari da un luogo appartato e provinciale, appare singolare, in quanto svelatore delle opportunità che la tecnologia offre all’uomo e quanto però, anche, questa tecnologia, risulti congeniale a un tipo di economia basata non su una produzione concreta, ma immateriale, al punto da favorire quella speculazione fittizia, virtuale che, sostenuta da azioni in odore di illegalità, è stata alla base della famosa bolla che ha mandato in tilt l’economia mondiale. Naturalmente, non tutto è virtuale. Dietro questo mondo ci sono sempre gli uomini e una realtà che si avvale di traffici concreti, commerci, ricatti. E’ il capitalismo, bellezza, verrebbe da dire, ma qui colto nel suo lato oscuro e che nel romanzo di Heinichen ben presto vedremo all’opera dopo che le indagini di Proteo Laurenti sull’omicidio di un uomo, gettato giù da un treno al momento del suo arrivo alla stazione di Trieste, porteranno a insospettati retroscena. E parliamo di un collegamento con la criminalità slava, di un sedicente movimento politico chiamato “Istria libera – Dalmazia nostra” e di un giro clandestino di lotte di cani che frutta parecchio denaro in scommesse e traffici vari. Specchio, quest’ultimo, di una natura umana spregevole che, per suo divertimento, trasforma il migliore amico dell’uomo in un essere feroce e sanguinario (e, quanto siano in realtà animali gli umani, più di quelli che noi siamo abituati a chiamare tali, Veit Heinichen ce lo fa capire con un escamotage eccezionale: quello di inserire di volta in volta, evidenziati in capitoli in corsivo, i pensieri dei cani stessi attraverso i quali apprendiamo i metodi che i loro padroni usano per farli diventare bestie assetate di sangue e di morte). Naturalmente, alla fine, il giro ci chiude. Nulla è gratuito in un noir che si rispetti. E ciò che appare slegato – il cane che assale Pina, il suo incontro con Sedem, la presenza inquietante del padre di lui, così come il cadavere dell’uomo gettato giù dal ponte della ferrovia, l’affacciarsi sulla scena di criminale slavi e così via – naturalmente si lega. E, mentre, Proteo, tra divertenti scenette famigliari e la fresca notizia di star per diventare nonno, indaga, capita anche che la collega Pina, di solito sempre diffidente dell’amore degli uomini, si invaghisca di Sedem che, seppur paralitico, col sesso ci sa fare. Ma, anche, forse un po’ troppo pericolosamente, con gli affari, meglio ancora di quel filibustiere del padre, e bisogna assolutamente fermarlo. E Pina si ricorda di essere, prima di tutto, una poliziotta. Diego Zandel Veit Heinichen, La calma del più forte, edizioni e/o, pag. 331, €. 18,00
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| Pubblicato su:
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO |
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