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| IO, LA PANZANELLA, TRASGRESSIVA E IRONICA RACCONTO L'ADOLESCENZA |
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Carlotta Cordelli, soprannominata La Panzanella, è la protagonista, io narrante, del romanzo d’esordio della venticinquenne Giulia Villoresi “La Panzanella”, appunto, edito da Feltrinelli. Un romanzo che ha la maschera di un’autobiografia, più che della Villoresi, di una sua coetanea alter ego e la cui caratteristica principale è un’ironia trasgressiva a tutto tondo che lo rende molto divertente, a tratti esilarante. Stupisce la maturità dell’autrice nell’aver saputo cogliere gli aspetti traversi e i risvolti comici di situazioni esistenziali comuni e diffusi e di valori considerati sacri, come ad esempio la scuola o la religione, il sesso o l’amicizia. Niente dichiarazioni o proclami, solo i fatti, nudi e crudi, raccontati con una verve che, se non avesse la complessità del romanzo ben costruito, si potrebbe definire da cabaret. A cominciare il tutto, naturalmente, dalla vita in famiglia, poi tutte le altre tappe della vita, fino, appunto quella, più matura, dell’amore (ma sempre, come tutto il resto, descritto in chiave grottesca). La Panzanella parte dalle sue origini napoletane, dalle mitologie che si tramandano in famiglia, a cominciare dalla nonna “la donna più bella di Napoli” e il nonno, il più affascinante. Lei però si sente brutta, grassa, e affronta la vita con tutte le problematiche delle adolescenti in trasformazione, i dubbi sull’esistenza, Dio, l’amore e così via. Ed ecco che sulla pagina le domande si trasformano, usando il linguaggio dell’età in cui maturano. A dodici anni mica si può pensare come un professore di filosofia. E allora ecco che, di fronte alla suora che a scuola fa studiare il catechismo, di fronte all’affermazione di Dio onnisciente, onnipotente e onnipresente, qualche dubbio nella testolina sorge, soprattutto di fronte a quel fatto di trovarsi ovunque. “Ovunque, non si può fare. Che sia talmente grande da coprire qualsiasi distanza, non basta. Quello è il cielo e abbraccia il macroscopico. Ma il microscopico? Il fondo del pozzo? Sotto la lana dei miei guanti? Qui e laggiù? Sotto ma in cima?”, mica per niente, ma perché lei, la Panzanella, è gelosa e non può sopportare che Dio, trovandosi ovunque, sia con lei e con altri miliardi di persone, ventiquattro ore al giorno. “Ognuno, Egli lo ama privatamente. Può essere ovunque con la stessa intensità? Può essere ovunque con la stessa concentrazione? Può?”. E su questo linguaggio, seppur a posteriori, adattato all’età di un’adolescente che non si crogioli nel conformismo più pigro, si costruisce un mondo nel quale è facile per il lettore riconoscere quella parte più trasgressiva di sé, che tante volte non si osa neppure affrontare, si rimuove. Si teme. Come quando la Panzanella scopre in se la necessità di essere corteggiata, e non va tanto per il sottile con la fantasia e, a seconda del momento si veste di nero, a fare l’anarchica, o con la minigonna, per essere abbordata, al punto di sognare una pacca al sedere o turpi fantasie erotiche, espressioni di un’età che trasforma tutto in chiave estrema. “La mia molestia preferita era il bacio in bocca sotto costrizione (…) Schiacciata con le spalle al muro, io che tentavo di divincolarmi ma alla fine ogni sforzo era vano: il molestatore con la forza bruta riusciva a immobilizzarmi, mi torceva le braccia dietro la schiena e mi baciava”. Poi, più avanti, con i coetanei, tutto sarebbe stato diverso, naturalmente, in scambi di opinioni e prove di crescita (tipo la sigaretta) con i coetanei, magari in vacanza, dove altre erano le paure. Tipo quelle contratte dalle raccomandazioni dei genitori che, nel fare il bagno, mettevano in guardia del rischio delle velenosa tracine e della Congestione, se fatto il bagno dopo mangiato. “Spesso prima di entrare in acqua mi domandavo cosa sarebbe stato di me; mi vedevo uscire dall’acqua urlando e poi morire sul bagnasciuga, mia madre riversa sul mio cadavere combusto dal sole e dal veleno”. Non c’è aspetto dell’universo adolescenziale che il romanzo non tocchi con lo stesso humor, dissacrando i più vieti luoghi comuni. E’ un libro che piacerà molto ai giovani, ma che farà bene anche a quegli adulti che, dimentichi della loro adolescenza, guardano gli adolescenti di oggi con la sufficienza di chi crede di essere stato migliore di essi. Diego Zandel Giulia Villoresi, La Panzanella, Feltrinelli, pag. 200, €. 14,00
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| Pubblicato su:
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO |
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