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Zoran Drvenkar, scrittore di origine croata ma residente dall’età di tre anni a Berlino, è venuto in Italia per presentare il suo straordinario thriller “Sorry”, edito da Fazi. Si tratta di una storia agghiacciante, nata da un’idea divertente: quattro amici, due fratelli, Kris e Wolf, e due ragazze, Rauke e Tamara, decidono di mettere su un’agenzia, chiamata appunto “Sorry”, attraverso la quale, pagando, può chiedere scusa nei confronti di chi si è offeso. Amanti, imprenditori con il senso di colpa per qualche ingiustizia commessa a qualche dipendente della propria azienda ed altri si rivolgono ad essa, facendo fruttare ai quattro soci parecchio denaro. Poi, a un certo punto, accade qualcosa che costringe i quattro soci a ingaggiare una lotta senza quartiere con un assassino che si era rivolto a loro come cliente. Comincia così una delle letture più appassionanti degli ultimi tempi. Drvenkar, l’agenzia che chiede scusa per conto terzi è pura invenzione letteraria, ma è questa l’idea base che sorregge tutto l’impianto e che, pertanto, rende tutto credibile. A un lettore che mettesse in discussione l’esistenza di una simile agenzia cosa risponderebbe? Lo capirei pienamente. Io personalmente non ci crederei. Una simile agenzia nel nostro tempo non potrebbe semplicemente esistere. Convincerei il lettore a leggere un altro dei miei libri. Questo ipotetico lettore potrebbe anche aver da ridire sul fatto che, di fronte al cadavere sfigurato della vittima, i quattro soci riflettono poco sulla possibilità di denunciare il tutto alla polizia… Il fatto è che i quattro, quando sono all’interno dell’appartamento, hanno ben presente la minaccia di come potrebbe agire l’assassino verso i loro cari e preferiscono assecondarne la volontà, con tutto quello che ne consegue. Solo Rauke è quella che porta dei problemi di istanza morale nel gruppo, va infatti dalla polizia, ma quando questa arriva il cadavere è sparito. Kris e Wolf invece hanno un atteggiamento abbastanza maschile, che si traduce in “tanto noi a questo lo accalappiamo”. Alle spalle c’è una storia di pedofilia. A usare violenza sono un uomo e una donna, in coppia. Mi sfugge il ruolo della donna. Per quanto riguarda la mia conoscenza nel campo è la donna il motore di questa posizione pedofila. Ritengo abbastanza delicato e schifoso l’argomento per saperne cosa fanno precisamente i due oltre a quello che ho descritto. Trova realistica la scena dei due che entrano in casa di notte a parlare e a minacciare due minorenni, mentre i genitori di uno di essi dormono tranquilli in camera da letto? Lo ritengo abbastanza realistico, perché si tratta di personaggi che non conoscono limiti. Entrare nella casa delle persone è fattibile, basta aprire una porta. E poi la coppia parla con i bambini a voce bassa, sussurrano tutto il tempo, e i genitori hanno la camera al piano superiore. Da parte loro i bambini non osano fare nessun rumore per paura. Poi, certo, nella vita normale io vorrei come tutti che i genitori si svegliassero e scendessero a fare la parte degli eroi. In questa agenzia che chiede perdono per conto terzi, al di là del fatto che lo facciano per soldi, ci sono elementi di cattolicesimo? No, mi sono voluto tenere lontano da qualsiasi aspetto religioso. I quattro soci praticano la loro attività con molto umorismo e, appunto, per soldi. Non c’è nessuna forma di preghiera, né bisogna inginocchiarsi, e ci deve essere la prova che le scuse sono state accettate. Come sono nati i quattro protagonisti, per altro molto ben caratterizzati, ed era importante, nella dinamica narrativa, che fossero proprio quattro? All’inizio sapevo che volevo scrivere qualcosa su una coppia di fratelli. Poi ho inserito le due donne affinché le situazioni che si creavano potessero essere speculari. Ovviamente, situazioni lavorative e caratteri sono nati da persone che conosco e avevano in quei tempi problemi di lavoro. I vari caratteri in seguito si sono sviluppati nel corso del romanzo stesso. Resta incredibile, comunque, come una piccola idea possa provocare un’onda di tali dimensioni. Mi fa molto divertire. Che ne dice di mettere su un’agenzia che chiede scusa per conto terzi? No, anche perché, tra l’altro, non credo che i vari boss che conosco siano tali da chiedere scusa a chicchessia. Ma se dovesse capitare che qualcuno crei un’agenzia del genere, i diritti e i copyright mi dovrebbero essere riconosciuti. Ho comunque sentito che in Giappone è stata aperta un’agenzia che riporta le scuse, nel senso che non le formula, ma le consegna. E’ già un inizio. Diego Zandel Zoran Drvenkar, Sorry, Fazi editore, pag. 490, €. 19,00
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| Pubblicato su:
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO |
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