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| VAL BENE UN ASSASSINO IL NOTO PREMIO DI STOCCOLMA |
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Bella, 47 anni, la scrittrice svedese Liza Marklund è venuta in Italia per una tre giorni nel corso dei quali presentare il suo ultimo libro “Il testamento di Nobel”, edito come il precedente best seller “Lupo rosso” da Marsilio che, dopo i clamorosi successi di Mankell e Larsson punta sui giallisti svedesi, il cui pregio maggiore è quello di coniugare intrigo e critica sociale, psicologia e atmosfera di grande coinvolgimento emotivo. Anche “Il testamento di Nobel”, che comincia con un omicidio durante il ricevimento di gala per il Premio Nobel, racconta gli insospettati retroscena che la vittoria di un premio così prestigioso comporta in termini di potere e soldi, scatenando invidie e appetiti vari. Protagonista del romanzo, come già, in “Lupo rosso”, la giornalista Annika Bengtzon, coriacea cronista investigativa che, proprio al momento dell’omicidio, si trovava tra gli invitati alla serata di gala e non può, da quel momento, scoprire cosa c’è dietro il gesto dell’assassino, anzi dell’assassina. Quindi, signora Marklund, come già il protagonista dei romanzi di Stieg Larsson, anche nel suo caso preferisce far svolgere le indagini a un rappresentante della carta stampata e non a un poliziotto. Sfiducia in quest’ultima categoria? “No, è che io sono anche giornalista e conosco bene il mondo dei giornali, nel quale operano forze e interessi diversi, mentre tra i colleghi non tutto sempre è rose e fiori, anzi! Poi m’interessava anche mettere in mostra una donna che svolge il suo mestiere fino in fondo pur con tutti i problemi di una madre di due figlie e di moglie che, a dispetto di tutto, deve essere sempre bella e disponibile nella vita di tutti i giorni come a letto. Quanto c’è di autobiografico in tutto questo? No, non sono come Annika Bongtzon, anche se in parte faccio anch’io quel tipo di vita. Annika non è la Lisbeth di Larsson, ma anche lei è un osso duro e non si ferma davanti a niente. Se fossi un uomo non la sposerei. Vuole fare troppe cose. Penso invece che noi donne dovremmo fare cose un po’ meno perfette ed essere accettate ugualmente. Annika, se deve rinunciare a qualcosa rinuncia al sesso e al marito. E’ così in Svezia, dove la parità dei sessi prevede aiuti agli uomini che non trovano lavoro e si trovano a fare i casalinghi? No, credo che siano gli uomini che rinunciano agli sforzi per tenere stretta la propria donna. Che relazione c’è tra il lavoro al giornale e quello di scrittrice? Io sono diventata giornalista, ormai 25 anni fa, per cambiare il mondo. Provo ora a farlo anche come scrittrice. La società che viviamo non ci è stata data dal cielo. Siamo noi la società. E solo noi possiamo cambiarla, se vogliamo. Lei ha fondato anche una casa editrice molto particolare… Sì, con dei soci. Abbiamo visto che esistono molti editori ricchi, ma di scrittori quasi nessuno. Allora abbiamo cambiato le carte in tavola. Pubblichiamo a nostre spese e all’autore diamo fino al 35 per cento di royaltes, che è il triplo di quanto danno gli altri editori. Insomma, abbiamo puntato a una divisione equa dei guadagni. Così, quando un titolo vende molto i guadagni sono assicurati per tutti. I suoi romanzi contribuiscono a renderci meno ingenui rispetto al potere. “Il testamento di Nobel” rivela gli appetiti della ricerca scientifica nei confronti del Premio. Per quanto riguarda invece il Nobel della letteratura, ci sveli il mistero della vittoria di autori che nessuno prevede come Herta Muller quest’anno e Le Clezio lo scorso anno? Nessuno prevede, eppure un quotidiano di Stoccolma pubblica il nome del vincitore prima ancora che esca. Quindi, o c’è una talpa tra i giurati o, tra questi, c’è uno che ha un rapporto confidenziale con la giornalista che annuncia la notizia. O questa ha capacità di divinazione. Detto questo, ormai è chiaro: se si vuol vincere il premio bisogna essere discreti, vivere nell’ombra e non dare troppe interviste, mentre invece tutti pensano il contrario mettendosi il più possibile in mostra. Lei personalmente a chi lo darebbe? Ad Amos Oz o a Joyce carol Oates. Diego Zandel Liza Marklund, Il testamento di Nobel, Marsilio, pag. 528, €. 19,00
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| Pubblicato su:
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO |
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