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Articolo del: 15/11/2009
NELLA PALUDE DELLE OSSA
Le paludi del North Norfolk, in Inghilterra, un poliziotto che indaga su un paio di bambine scomparse, alcune ossa che emergono dalle acque, una archeologa, esperta di riti magici e antichi reperti che le acque della palude fanno emergere, chiamata a verificare che il ritrovamento di certe ossa non risalgano alle bambine: un pazzo, nostalgico della religione pagana dei druidi, manda lettere inquietanti agli investigatori. E comincia a minacciare l’archeologa, Ruth, protagonista del romanzo di Elly Griffiths “Il sentiero dei bambini dimenticati”, edito in Italia da Garzanti.
Signora Elly, lei è sposata, ha due figli, tutto il contrario di Ruth, quarantenne single che vive solitaria vicino alle paludi in compagnia dei suoi gatti. A chi si è ispirata per il suo personaggio?
Il suo personaggio mi è comparso all’improvviso. Non so da dove. Ma ho sentito di conoscerlo da subito. Forse perché vengo da una famiglia numerosa ed ho figli rumorosi, sono sempre stata attratta da un tipo di vita solitaria, in posti deserti, in compagnia dei soli gatti.
La professione di archeologa che le ha dato è invece quella di suo marito. Le è stato molto vicino nel corso del romanzo o ha fatto in modo di rubargli il mestiere?
L’idea del romanzo me l’ha data lui, quando mi ha raccontato che per le popolazioni antiche le paludi erano considerate sacre, perché non erano né terra né mare, ponte per l’aldilà. Però non mi è stato vicino durante la stesura perché non mi piace qualcuno che mi stia alle spalle. Si è limitato a leggere il libro alla fine, controllando che i riferimenti archeologici fossero giusti.
I bambini sono le vittime non solo del suo romanzo, ma anche di tanti altri, alcuni usciti anche in concomitanza con il suo. Come mai, secondo lei?
Forse perché gli omicidi sono molto più terribili se hanno per vittime dei bambini.  Fatti del genere toccano le nostre paure più profonde. Per me c’è una ragione in più: questa uccisione di bambini non è solo di oggi, ma si ritrova nei riti archeologici di età preistoriche, come risulta dai reperti scoperti nelle paludi del Norfolk, vittime di antichi riti pagani. Io, con questo romanzo, ho voluto creare un legame tra quei bambini del passato e quelli di oggi.
Era quindi importante l’ ambientazione?
Molto, per le cose che ho detto, fonte per me di ispirazione. Però, anche, mi piacciono queste aree desolate, un paesaggio nel quale, tra l’altro, sono ambientate molte leggende che hanno accompagnato la mia infanzia e che avevo continuamente in testa mentre scrivevo il libro.
Ruth collabora con Nelson, un poliziotto molto interessante come personaggio. Però molto conservatore, molto maschilista. Vede così tutti i poliziotti o solo Nelson?
Nelson è un personaggio di fantasia. Ho il marito di una mia amica che fa il poliziotto, che mi ha insegnato vari aspetti della sua professione, ma non è affatto come Nelson. E’ un poliziotto moderno, dal pensare aperto, e non certo bello e tenebroso come lui.
Allora Michelle, la bella moglie bionda di Nelson è la sua amica?
No, direi  proprio di no. La mia amica è molto più intelligente, anche se Michelle è  intelligente a suo modo. E’ però il classico tipo di donna che sta antipatico alle altre donne perché hanno tutto, compreso il marito più bello, che tutte vorrebbero. Nel prossimo libro la conoscerete meglio.
Quindi, par di capire che ci troviamo all’inizio di un ciclo seriale…
Spero proprio di sì. Ho già scritto il seguito di questo romanzo, di prossima uscita in Inghilterra. Altre storie aspettano Ruth e Nelson e sempre sullo sfondo delle paludi del Norfolk. D’altra parte è un paesaggio così ricco di reperti archeologici che gli spunti non mancano. Sempre che i lettori lo gradiscano.
      Diego Zandel
Elly Griffiths, Il sentiero dei bambini dimenticati, Garzanti, pag. 285, €. 17,60
 


Pubblicato su: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO