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| LA POLONIA IN CENT'ANNI DI SOLITUDINE |
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Neppure trentenne, lo scrittore polacco Jacek Dehnel veste come un dandy. Bastone da passeggio e, sotto la giacca, sul gilè di stoffa, è ben visibile una catenina d’oro antica con una decorazione d’epoca. E’ venuto in Italia per presentare il suo libro “Lara, sotto il segno dell’acero” edito da Salani, un romanzo nel quale lo scrittore racconta la storia della sua famiglia attraverso i ricordi della nonna Lara. Una cavalcata dall’ottocento a oggi, che gli è valso il premio letterario Passport, il più ambito del suo Paese. Signor Dehnel, il suo può essere considerato anche un romanzo di frontiera, visti gli spostamenti dei suoi personaggi tra i confini della Polonia e dell’Ucraina in guerre e rivoluzioni? No, non credo. Se avessi voluto scrivere un romanzo di frontiera avrei dovuto avere una famiglia diversa. Nel mio romanzo ci sono guerre e rivoluzioni, ma senza quei spostamenti di confine che hanno interessato la Polonia, con occupazioni di territorio, ora da parte della Russia ora da parte della Germania. Per quel che riguarda il mio romanzo, ovvero la mia famiglia, erano loro ad attraversare i confini, a spostarsi. Il suo è un modo di raccontare singolare: c’è un io narrante che si rivolge contemporaneamente al lettore, ma anche a un suo ascoltare che vive nel romanzo come Basia, quindi lascia parlare la nonna e così via in uno schema multipolare. Come è nata questa formula? E’ nata dalla storia stessa. Lara è un romanzo che parla della trasmissione di questa grande storia dalla nonna a me. La nonna le raccontava e noi l’ascoltavamo, poi raccontandole a nostra volta. Sul piano narrativo mi sono trovato nella condizione di capire quando un momento della storia necessitava di un diverso atteggiamento di scrittura. Ciò che mi interessava era mantenere il flusso vitale di tutte queste storie, il loro trasmigrare. L’importante era non tralasciare nulla. Mia nonna stava perdendo la memoria e non voleva che tutto quel suo patrimonio di ricordi che attraversavano più di un secolo, compresa la storia dei suoi genitori, andasse perduto. Cos’altro è la cultura se non trasmissione di grandi storie e di grandi immagini? Viene da domandarsi, visti i tanti personaggi, alcuni passati alla storia come nobili, scrittori, militari, dove comincia la storia e finisce la leggenda, dove la realtà e dove l’invenzione… Il mio è un racconto orale. Parto dalla convinzione che tutte queste storie fossero vere, ma d’altra parte, riprendendo Ponzio Pilato, cos’è la verità? Erano vere le storie che mi raccontavano? Questo non posso dirlo, né posso verificarlo. E’ una questione di fiducia del lettore nei confronti del narratore. La mia immaginazione si è limitata a mettere i colori, le forme, l’ambientazione per rendere questo mondo più vero e vivido. Al di là dell’etichetta, come definisce il suo libro: romanzo o memoir? Io lo definisco un romanzo di conversazione, perché è, insieme, autobiografia, memoir, biografia, oppure una lunga intervista, ma anche poesia pura. Sono più forme letterarie. Il suo romanzo arriva ai nostri giorni, con lo scrittore al computer e la nonna prossima alla morte. Di questa lunga cavalcata nella storia della Polonia mi sembra carente il periodo comunista. E’ voluto? C’è un riflesso di questo nel libro, parlo anche di Solidarnosc, seppur tutto marginalmente. Il fatto è che il riferimento nel libro sono i ricordi della nonna, di Lara, e la natura della memoria umana è tale che è l’età giovanile il maggiore deposito dei ricordi. Questo significa che la nonna ha sempre vissuto, anche quando c’era il comunismo, con la memoria al suo lontano passato. La storia che emerge è rappresentata dallo scrigno che il bambino apre, dando il via a quel mondo che il nazismo e il comunismo ha distrutto. Nel suo romanzo c’è molta nostalgia per quel mondo che non c’è più e mai ritornerà? Quel bambino che apre lo scrigno della nonna, crescendo, viene contagiato dalla visione delle disuguaglianze sociali, dalle difficoltà nei confronti dei poveri, e questo mondo cessa di essere il mondo ideale di quando era piccolo. Diego Zandel Jacek Dehnel, Lara, sotto il segno dell’acero, Salani, pag. 383, €. 18,00
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| Pubblicato su:
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO |
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