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Articolo del: 18/10/2009
CHI HA TANTA PAURA DEI PROPRI BAMBINI?
Può una coppia di genitori coalizzarsi fino al punto di uccidere la loro creatura? E’ quanto succede nel romanzo di Carol Topolski “L’amore è un mostro”, edito da Bompiani. L’autrice, inglese, sposata, con due figlie, psicoterapeuta di professione, è venuta in Italia per presentare il suo libro.
Signora Topolski, quanto del materiale di questo suo romanzo nasce dalla sua esperienza professionale di psicoterapeuta?
Sono 30 anni che faccio questo mestiere, ma sono stata molto attenta a non sfruttare le esperienze dei miei pazienti, a non farle trapelare in nessun modo. A livello inconscio però l’esperienza dei miei pazienti è dentro ciò che penso e ciò che conosco dei rapporti umani; quindi direi che tutta la mia conoscenza è un mix di questi 2 elementi. Dalla mia esperienza lavorativa traggo la trama generale ma non inserisco mai i dettagli delle vicende dei miei pazienti. Dal mio lavoro cito la geografia della mente umana, i caratteri, come le persone si rapportano fra loro.
Della terribile storia che racconta mi meraviglia il fatto che ad avere un rapporto orribile con la propria figlia siano entrambi i genitori, tra l’altro coalizzati. Se non nei termini estremi di un omicidio, quanto è diffuso un rapporto del genere?
Premessa: questo tipo di rapporto, direi  patologico, è raro. I genitori hanno sempre nella storia ucciso i figli; statisticamente è provato che prima dei 5 anni è molto probabile che un bambino sia ucciso dalla famiglia. Abusi fisici che poi sfoggiano in omicidi. Di solito è il padre. La coppia protagonista del libro vede la bambina non come essere umano ma come minaccia del loro amore, degli equilibri nel loro rapporto di coppia. Loro infatti esistono per la prima volta insieme… Quando infatti vengono arrestati il padre si chiede perché e questo è un pensiero patologico.
Escludendo le patologie omicide, di fronte a genitori freddi e coalizzati quale può essere, alla lunga, la reazione dei figli?
Il bambino cresce sano se sente che l’ambiente emotivo che lo circonda si prende cura di lui, se pensa a lui e per lui. In questo modo infatti si costruisce nel bambino la sensazione che per qualcuno sia importante. Le risorse dei bambini si sviluppano grazie a questo tipo di ambiente, questa non è una regola, ma generalmente è così. Diversamente se crescono in un ambiente in cui nessuno si interessa a loro il bimbo diventa un individuo con meno strumenti per affrontare la vita ed è impossibile riparare al danno subito durante l’infanzia. Per esempio quando è caduto il governo di Ceausescu gli orfani che furono liberati non si integrarono mai perfettamente nella comunità perché avevano questo vuoto nelle loro vite dato dall’abbandono subito durante l’infanzia. Questo trauma non permette a una parte del cervello di svilupparsi.
Ogni capitolo del suo romanzo ha un punto di vista diverso, una testimonianza diversa. Perché ha preferito questo escamotage narrativo?
Ognuno di noi esiste per le relazioni che ha con gli altri.   L’escamotage narrativo utilizzato è usato per narrare come sono i personaggi attraverso gli occhi degli altri, tramite questi occhi si arriva a capire cosa hanno fatto. Questo romanzo non ha la struttura di un giallo perché si sa subito cosa è successo, ma la domanda che nasce sin da subito è perché l’hanno fatto? C’è nelle pagine il tentativo di destrutturare la concezione di mostruosità per far vedere che la storia in realtà è molto più complessa.
Nella realtà sentiamo storie di bambini rapiti, violentati e tenuti nascosti per anni, senza che nessuno se ne accorga o sospetti qualcosa. Crede che sia effettivamente così o in realtà, come nel suo romanzo è il caso della testimone Charlotte, la gente preferisce farsi gli affari propri?
Prendiamo per esempio il fatto di cronaca accaduto in Austria: come ha fatto realmente la moglie a non accorgersi di nulla? Ciò sembra incredibile, ma dimostra come non bisogna mai sottovalutare la capacità della mente umana di non vedere la realtà che ha sotto gli occhi. I servizi sociali, purtroppo (in Inghilterra) fanno fatica a entrare nei nuclei famigliari, si cerca di “non vedere” altrimenti si deve intervenire. Qui Charlotte è molto “inglese” perché non interviene direttamente ma punta il dito
       Diego Zandel
Carol Topolski, L’amore è un mostro, Bompiani, pag. 343, €. 18,50
 


Pubblicato su: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO