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Articolo del: 12/07/2009
DAL VILLAGGIO NEL GELO ALLA CINA UN'AVVENTURA TUTTA AL FEMMINILE
“Il miglio thriller di Mankell” scrive il quotidiano svedese  Svenska Dagbladet a proposito de “Il cinese”, l’ultimo romanzo di Henning Mankell, edito in Italia da Marsilio,  e ha ragione.  Sicuramente se la batte con la trilogia del Millennium del connazionale Stieg Larsson quanto a intensità narrativa, suspense, personaggi  e capacità di coniugare gli elementi popolari  del romanzo di consumo con uno sguardo e riflessioni appassionate e intelligenti sulla società e l’esistenza.
Tutto comincia con una strage in un villaggio isolato e gelidamente bianco del nord della Svezia: 19 persone vengono trovate uccise nelle loro case, con la stessa tecnica, che lascia intravedere la volontà di far soffrire, prima di morire, le vittime, per altro tutte anziane. Solo un bambino, ucciso anch’esso, solo perché probabilmente testimone, viene ucciso in modo diverso, appunto perché non soffra. La dimensione della strage non può allarmare la polizia che per le indagini ingaggia una task force, guidata da una volitiva poliziotta, Vivi Sundberg, piuttosto in carne, votata al suo mestiere e ben determinata a venire a capo del mistero.
La notizia, naturalmente, si sparge ben presto in tutta la Svezia e nel mondo. Arriva così anche al giudice  Birgitta Roslin, che vive e lavora a Stoccolma, una donna  di mezza età, con figli grandi già sposati, e negli ultimi mesi quasi in crisi col marito, un ferroviere, che pare disinteressarsi un po’ troppo a lei, da farla sentire molto sola e con forti domande sul senso della sua vita, quella che voleva e in realtà è stata e le eventuali scelte da fare per un futuro che sempre più vede, inevitabilmente, restringersi. Tanto più che non si sente neppure bene: lo stress sul lavoro e le poche gioie in casa l’hanno portata a un punto tale da andare dal medico che trova urgente metterla subito a riposo. 
Dovrebbe perciò pensare a distrarsi, ma la notizia della strage, per la sua dimensione, la interessa professionalmente, anche se da spettatrice lontana. Tutto però cambia quando scopre che il villaggio in cui è avvenuta, Hesjovallen, è quello in cui è vissuta la madre e che due delle vittime ne erano stati i genitori adottivi. Così, dopo un colloquio telefonico informale con la poliziotta Vivi,  che le dà le conferme di cui aveva bisogno, decide  di partire verso il villaggio della strage, un lungo viaggio in macchina, che le consentirà anche, nello stacco dalla solita vita, di riflettere meglio su se stessa. A una tappa del suo viaggio si concede anche una bella cena in un ristorante cinese e un sonno in un hotel allietato da un buon bicchiere di vino italiano, di cui è amante. Il giorno dopo, sul luogo della strage, per quanto l’intera zona è considerata off limits per tutti, giornalisti compresi, Birgitta viene fatta passare in quanto parente di alcune vittime e presumibilmente in grado, pertanto, di fornire possibili notizie valide per le indagini. A Birgitta viene anche concesso di visitare la casa di quelli che erano i suoi nonni, anche se non naturali, e curiosando nei cassetti scopre dei quaderni di un trisavolo emigrato negli USA al tempo della costruzione della grande ferrovia, alla quale avevano partecipato emigranti da tutto il mondo e in particolare cinesi. Birgitta, a cui era stato ordinato di non sottrarre nulla, del tutto scorrettamente troverà il modo di carpire quei quaderni, il tempo di leggerli, ma anche di essere scoperta da Vivi, da parte della quale, da quel momento, verrà meno la fiducia nei suoi confronti.  Ora Birgitta potrebbe tornarsene tranquillamente a Stoccolma, se non ci fosse la notizia del ritrovamento di un indizio se non l’unica prova: un nastro rosso. Birgitta riesce a vederlo e qualcosa scatta in lei: quel nastro l’ha già visto. Dove? Poi ricorda: nel ristorante cinese in cui era andata a mangiare. Da quel momento sarà Brigitta a fare le sue indagini, in parallelo a quelle di Vivi, con la riserva interiore di metterla al corrente di tutto solo quando avrà elementi certi. Birgitta andrà molto avanti nelle indagini, che hanno a che fare con il passaggio nei giorni della strage, per quel ristorante e nello stesso hotel dove lei  ha alloggiato, di un cinese, ripreso addirittura dalla telecamera dell’albergo.
Partono da qui le altre parti del romanzo che avranno interessantissimi affondi  prima storici e poi altri risvolti  di carattere politico ed anche esistenziale, in seguito a un viaggio in Cina, carico di pericoli, misteri e informazioni, che Birgitta avrà occasione di fare insieme a una vecchia amica sinologa, del tempo in cui entrambe, giovani universitarie, erano maoiste. Tutte queste parti finiscono col comporre un mosaico avvincente, che rende questo romanzo particolarmente ricco di temi, personaggi,  avventura,  suspense,  da farne il compagno ideale da portare in vacanza.
      Diego Zandel
Henning Mankell, Il cinese,  Marsilio,  pag. 588, €. 19,00
 


Pubblicato su: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO