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Articolo del: 05/07/2009
AMERICA DI PROVINCIA QUANTA NOSTALGIA PER TE
Ethan Canin, prossimo ai cinquanta, è considerato uno tra i più grandi scrittori americani.  E’ arrivato in Italia in occasione dell’uscita del suo romanzo “America  America”, edito da Ponte alle Grazie, ma anche per partecipare al Festival delle Narrazioni di Poggibonsi, dove è stato protagonista lo scorso 4 luglio nell’ambito della giornata intitolata “Indipendence day?” dedicata agli Stati Uniti. Noi lo incontriamo all’uscita degli studi RAI di via Asiago di Roma, dove ha partecipato alla trasmissione “Fahrenheit”. Alto, robusto, in pantaloni corti e t-shirt,  ha l’aspetto del classico turista americano. Nell’attesa abbiamo ascoltato l’intervista concessa a Marino Sinibaldi, in cui stigmatizzava i governi Nixon, Reagan, Bush padre e figlio. “E’ con loro che è cominciata la crisi di questo capitalismo selvaggio” ha dichiarato. Per cui, essendo il suo libro “America  America” uno sguardo nella profonda America, quella di provincia, e scritto con forte nostalgia di essa, non abbiamo potuto non obiettargli personalmente che quella grande provincia è proprio quella che ha votato Nixon e Bush.
“E’ vero. Però penso che le persone che abitano quella parte del mondo in realtà siano state ingannate, prese in giro, col risultato che hanno finito con il votare contro i propri interessi. Voglio dire che la classe lavoratrice spesso si trova a votare per governi che tolgono il lavoro, chiudendo le fabbriche, o spediscono i loro figli a far la guerra. Li convincono con espedienti che noi in America chiamiamo “tematiche cuneo”, che servono a  mettere in crisi di consenso l’avversario e a prendere voti. Le faccio due grandi esempi per quanto riguarda gli Stati Uniti:  i controlli relativi alle leggi sulle armi, la loro libera vendita, e i matrimoni gay. E’ sufficiente perché i lavoratori poi si girino dalla parte opposta, senza considerare che questo alla fine, per gli interessi maggiori, si ritorcerà contro di loro. Queste stesse persone però sono anche generose, lavorano sodo.”
Sì, ma la sua nostalgia da cosa nasce, tanto più che, abbiamo sentito prima alla radio che, tranne il numero di tre figli, che, come lei, ha il protagonista, Corey Sifter, il suo romanzo non ha nulla di autobiografico?
Giusta osservazione. Ecco, qui abbiamo un altro elemento autobiografico: io sono arrivato in una piccola città dopo aver vissuto gran parte della mia vita in grandi città. E la nostalgia nasce proprio dal fatto che ho scoperto la bellezza di vivere in una piccola città, e questo piacere lo vedo ormai minacciato dall’invadenza sempre più massiccia dei grandi Centri Commerciali, della grande distribuzione che sta distruggendo il tessuto cittadino, gli elementi comunitari. E’ un problema che qui in Italia ancora non sentite.
Nel suo romanzo il fulcro della storia gira intorno ai rapporti di Corey , figlio di un operaio, con la ricca famiglia Metarey, proprietaria di tutte le aziende locali, dispensatrice di garanzie sul lavoro e di tutte le necessità legate alla vita dei suoi dipendenti. Un paternalismo pericoloso che può crollare col passaggio delle redini dell’azienda dal padre al figlio, mentre lo stato, i sindacati ecc sono del tutto assenti. Non trova pericolosa questa devozione verso i Metarey…
Sì, ma tenga presente che qui siamo negli anni Settanta. Capitalisti di quel genere non ce ne sono più molti. Oggi i lavoratori sono tutelati dalla legislazione e dai sindacati. Il Metarey che poi si preoccupa dei lavoratori è il figlio Liam, che cerca con queste azioni di emendare i peccati del padre, che non era certo lo stesso tipo di capitalista del figlio. Resta, naturalmente, la domanda: fino a che punto sono generosi questi capitalisti? Io credo che in realtà non lo siano e che se lo fanno è solo per proteggere se stessi e i propri affari, non per una loro predisposizione. Vorrei vederli quando le cose vanno male.
I Metarey  sono anche i primi sostenitori  del senatore  Henry Bonwiller, animato da grandi ideali, possibile sfidante di Nixon alle elezione presidenziali USA,  ma che si troverà coinvolto in un incidente che assomiglia molto a quello accaduto a Ted Kennedy a Chappaquiduick, con la morte di Jo kopechne, e del quale Corey, direttore del giornale locale, sarà complice nel mettere sotto silenzio le colpe. Non trova pericoloso questo legame tra politica e potere politico?
Molto pericoloso. Però, negli anni Settanta, se un politico voleva fare muro contro la stampa, bastava che bloccasse quattro o cinque reporter. Oggi  con la rete non puoi più chiudere il rubinetto delle notizie, perché queste scappano da tutte le parti. Comunque, credo che il mio romanzo sia politico, come lei ha sottolineato, ma vorrei che fosse letto anche come un libro che parla di genitori e figli. Perché credo profondamente che un uomo sostanzialmente non cambi mai, tranne quando diventa padre. E allora vede non solo il proprio futuro diverso, ma anche il suo passato.
       Diego Zandel
Ethan Canin, America America, Ponte alle Grazie, pag. 506, €. 19,50     


Pubblicato su: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO