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| COSE DA TURCHI E TURCHE TRA VELO E L'INTIMO SEXI |
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Vincere una borsa di studio in Turchia, lasciare la propria casa milanese e trovarsi, dopo non poca e assurda trafila burocratica, a Istanbul, in un ostello con un migliaio di studenti turchi, con rigidi orari per le ragazze (rientro alle 11 di sera) e meno vincoli per i maschi, scoprire che se sei d’istinto antipatica alle persone non avrai vita facile, mentre se piaci avrai per sempre al tuo fianco un amico. E’ questo il primo approccio che Marta Ottaviani ha con la Turchia, e ce lo racconta, con tutto il seguito e i particolari della sua singolare avventura, in un interessantissimo libro “Cose da turchi”, edito da Mursia, che consigliamo vivamente a quanti questa estate hanno l’idea di recarsi in quel paese. Il libro della Ottaviani, che nel frattempo è diventata corrispondente dell’agenzia di stampa Apcom e, quindi, di diversi, importanti giornali italiani, non è soltanto un reportage, di quelli classici, che riferiscono dati e quant’altro, ma molto di più, quasi un’opera narrativa, intessuto com’è della propria esperienza ed emozioni. La seguiamo, infatti, dai suoi primi timidi passi in quel paese, nell’ottobre del 2005, soffriamo con lei per le condizioni terribili in cui viene a trovarsi nell’ostello della gioventù, per non essere risultata subito simpatica alla persona che doveva provvedere alla sua sistemazione, e quindi via via che penetra nella realtà profonda del paese, incontrando per fortuna altra gente a cui è risultata subito simpatica, dandoci di questa realtà complessiva una visione straordinaria, di prima mano e che non si è mai più interrotta, visto che ormai Marta Ottaviani vive a Istanbul. L’immagine che ne esce è quella di un paese contraddittorio, da una parte, sul piano dei costumi, ancorato al suo passato di paese in cui la divisione tra uomini e donne è ancora forte, senza che ciò tolga però alle donne una loro autonomia e potere, che si manifesta nella vita quotidiana e che è tale perché, se c’è sottomissione, se portano il velo, è per convinzione (al di là dei dati agghiacciati che riguardano la violenza fisica e psicologica su di loro, ma questi, non meno agghiaccianti, li abbiamo visti riportati da Stieg Larsson ad apertura di ogni capitolo del suo “Uomini che odiano le donne” per quanto riguarda la Svezia, che in teoria dovrebbe essere più emancipata). Racconta la Ottaviani, di quando si aggira per il quartiere tradizionalista di Fatih a Istanbul: “Le donne di Fatih impongono il loro stile di vita alle figlie, ma non lo fanno pesare a chi capiscono essere diverso da loro. Hanno un modo differente di vivere la religione in altre parti del Paese come Erzurum. Sono dalla parte della ragione, ne sono perfettamente consapevoli e tanti saluti a chi sbaglia”. Questo per dire, l’approccio vero a un problema che gli occidentali vorrebbero risolvere a modo loro, ritenendosi portatori della verità. D’altra parte, è anche vero, che le donne turche, col velo o meno, vestite all’occidentale o meno, amano tantissimo la biancheria intima a livelli così spinti da acquistare nelle boutique e indossare tranquillamente indumenti che da noi si troverebbero solo nei pornoshop. Così è per i prodotti per la cura dei capelli, verso la quale c’è un atteggiamento che sfiora il fanatismo (i prodotti sono tantissimi e i più vari, gli scaffali nei supermercati ne trasbordano e non mancano neppure nel più piccolo centro di paese). Per il resto, per quanto riguarda lo stile di vita, i consumi, la tecnologia, la Turchia è un paese modernissimo. L’intero territorio “è’ cablato e le connessioni del tipo ADSL sono veloci ed efficienti almeno quanto quelle italiane se non di più”, altrettanto dicasi per l’approccio informatico a quelle che sono le loro istituzioni, ministeri e quant’altro, dominati da un uso delle tecnologie tale da essere annoverata la Turchia tra i primi dieci paesi meglio informatizzati a livello europeo. Naturalmente è ancora viva la memoria di Kemal Ataturk, il padre della patria, che tanto ha fatto per la modernizzazione del paese, dalla lingua, a cui ha dato l’alfabeto occidentale, alla laicità dello stato, al voto alle donne, ad altre conquiste, che oggi – con tutte le implicazioni politiche del caso – gli integralisti islamici cercano di ricacciare. Il governo attuale, religioso, di Erdogan, ha puntato sulla libera scelta, ma è un fatto che Kemal si faceva fotografare con accanto donne senza il velo, mentre le mogli dell’attuale capo del governo e dello stato si presentano col velo. E’ pur sempre un messaggio. L’importante è che i turchi siano liberi di interpretarlo come meglio credono. Diego Zandel Marta Ottaviani, Cose da turchi, Mursia, pag. 258, €. 17,00
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| Pubblicato su:
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO |
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