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| La depressione? Si combatte pure coi profumi della cucina |
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Erica Bauermeister, una bella cinquantenne che i naturali capelli sale e pepe sulle spalle rendono ancora più interessante, ha scritto un romanzo “La scuola degli ingredienti segreti”, edito da Garzanti, in cui ha riversato il suo amore per la cucina, legandola alle singolari storie degli allievi di un corso di cucina. Insegnante: Lillian, una donna che, sin da piccola, a otto anni di età, aveva preso in mano la cucina di casa. La mamma, depressa per essere stata lasciata dal marito, si era immersa nella lettura di libri che potessero estraniarla dalla realtà. La scommessa di Lillian bambina fu quella di far guardare la madre anche fuori di se, e ci è riuscita a poco a poco con gli odori e i sapori della propria cucina. Quindi cucina e sentimenti, cibo e vita, questo il libro. Un libro, signora, che simbolicamente, per il piacere che da con la lettura nel parlare di cibo, unisce madre e figlia? Sì. Lillian provvede alla alimentazione di se stessa e di sua madre, e cucina per darsi e dare conforto. Però lo fa con la raffinatezza che la madre, a sua volta, le trasmette attraverso la letteratura, leggendole ad alta voce i libri. Le da un’arte cioè che lei investe nella cucina. Attraverso il cibo passano tante cose, nel bene – pensiamo ai pranzi conviviali – e nel male – pensiamo all’anoressia, alla bulimia. Cucinare che funzione ha, almeno per lei? Penso che mangiare sia ricevere e cucinare sia dare. Le persone che sanno ricevere e darsi nell’atto di mangiare sono persone più soddisfatte nella vita. “Tu capisci il cibo” dice la messicana Abuelita a Lillian bambina. E’ come avergli detto: tu conosci la magia. Cos’è la magia del cibo? Nel libro ho giocato un po’ con il realismo magico, con il quale si spinge il lettore ad andare oltre la realtà, lasciando credere che esista un’altra verità rispetto a quella che vediamo e tocchiamo. Il cibo è la magia del quotidiano. E’ qualcosa che va oltre la mera realtà, materialità, degli ingredienti che lo compongono. Il suo libro è diviso a capitoli, ciascuno dei quali è collegato con un personaggio, gli allievi del corso di cucina, che trovano se stessi e la soluzione ai loro problemi con specifiche ricette culinarie, quasi si trattassero davvero di pozioni magiche. Sono nati prima i piatti, le ricette, a cui sono stati poi abbinati i personaggi, o prima i personaggi? In ogni racconto ci sono tre elementi strettamente collegati: le persone, cosa devono imparare e il cibo. Ogni persona adotta il cibo più adatto. Il tiramisu andava bene per Ian. Doveva conquistare Antonia, l’altra compagna del corso di cucina, e il tiramisu è un cibo morbido, sensuale, doveva liberarsi in esso, sciogliersi ai sapori dello zabaglione, della panna, del cioccolato grattugiato… Non gli sarebbe stato adatto il granchio, che andava bene per Claire. Al contrario di lei, Ian aveva bisogno di diventare più calmo e sensuale per raggiungere il suo scopo. E’ solo un esempio. Comunque, venendo alla sua domanda, diciamo che è nato prima il personaggio. In un solo caso c’è stato prima il piatto, la ricetta, e poi il personaggio: nel caso di Claire. Quello che le è successo con i granchi è successo a me. Ho collegato quell’episodio a una situazione di travaglio per il parto. All’inizio mi sembrava un po’ strano mettere insieme violenza – i granchi andavano fatti a pezzi - e maternità, non sapevo dove mi avrebbe portato, poi ho visto che era la strada giusta. Lei personalmente com’è pervenuta alla cucina? Alcuni anni fa, mi sono trasferita con mio marito per lavoro a Bergamo, dove siamo rimasti per due anni. Noi venivamo da Seattle, dov’eravamo abituati a ritmi di vita in cui il mangiare ha poco più che una funzione di pura alimentazione. A Bergamoi invece mi sono resa conto del tempo che voi italiani dedicate alla tavola, alla cucina, al cibo, alla convivialità. Altri ritmi. Bene, ho molto apprezzato tutto ciò, tanto da farne un mio stile di vita. Quanto c’è di lei in Lillian? Niente. Lillian rappresenta, piuttosto, la donna che avrei voluto essere. Diego Zandel
Erica Bauermeister, La scuola degli ingredienti segreti, Garzanti, pag. 212, €. 17,60
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| Pubblicato su:
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO |
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