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| COSI' IL NOIR SVEDESE DESCRIVE TRAIETTORIE AMERICANE NELLA NEVE |
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Il successo della trilogia “Millennium” di Stieg Larsson ha aperto le porte a tanti autori noir svedesi e fatto riscoprire anche quelli vecchi, di grande valore, come la coppia Maj Sjowall e Per Wahloo, che negli anni settanta uscivano nei gialli di edicola Garzanti ed ora vengono riproposti da Sellerio. Tra i nuovi, di grande personalità, vale la pena citare gli altri svedesi Henning Mankell, in Italia pubblicato da Marsilio, e Hakan Nesser, pubblicato da Guanda. Ora è la volta di un altro autore svedese Jens Lapidus, di cui Mondadori ha pubblicato il suo primo romanzo “La traiettoria della neve”, molto avvincente, duro, ma con una cifra narrativa che si discosta da quella, tipicamente svedese, nelle atmosfere, nei personaggi, nella visione sociale degli altri autori. L’impostazione narrativa di Jens Lapidus ricalca troppo, almeno in questo romanzo, quella angloamericana, secondo uno stile internazionale pressoché omologato importato da grandi autori di bestsellers come Ken Follett o Frederyck Forsyth. Al contrario di quando si legge Larsson o Mankell o Nesser o la coppia Sjowall-Wahloo, a leggere il romanzo di Jens Lapidus si fa fatica a ricordare che si tratta di un autore svedese. Anche se la vicenda che racconta si svolge a Stoccolma, con i suoi quartieri, le sue strade, i suoi locali. Ma sono, più che altro, riferimenti esterni. Per il resto, sia chiaro, funziona tutto, eccome! Si comincia a leggere e non ci si stacca più dalle pagine. Ma la premessa era necessaria per mettere sull’avviso il lettore che, se intende accostarsi a questo autore, o per lo meno a questo libro, non si aspetti un altro Stieg Larsson o Mankell, piuttosto un Ken Follett in salsa svedese. Tale impressione può anche derivare dal fatto che due dei tre personaggi, sulle cui tracce criminali si muove la trama del romanzo non sono svedesi. C’è un serbo, Mrado Slovovic e il suo degno compare Ratko che controllano vari traffici, droga, prostituzione, pizzo sulle mance – libere e, pertanto, prive di scontrino fiscale - nei guardaroba dei locali di Stoccolma per conto della mafia slava; c’è il sudamericano Jorge Salinas Barrio che evade dal carcere di Osteraker dov’era entrato per traffico di droga, tradito dagli slavi: e, infine, unico svedese, c’è Johan Westlund, per tutti JW, studente che vive in un quartiere popolare di Stoccolma, ma che ambisce ai quartieri alti e, per questo, oltre che studiare, guida tutte le notti un taxi che gli affitta il proprietario, l’arabo Abdulkarim, che ben presto lo introdurrà con successo anche nel giro della cocaina da spacciare tra gli studenti della Stoccolma bene che egli frequenta di giorno. Le storie dei tre personaggi si muovono in parallelo a capitoli alternati, per poi, lentamente, convergere in un quadro generale di scontro tra criminali in concorrenza tra loro per il controllo del traffico di coca e animati da reciproci livori. Ciascuno di essi è mosso da una motivazione personale: Mrado, nazionalista serbo, reduce dalla guerra interetnica jugoslava fino al 1995, quand’è venuto in Svezia, degno compare del comandante Arkan per quanto riguarda le efferatezze commesse, è il braccio armato e spietato di Rado, il capo della mafia slava, un serbo come lui, al quale è devoto; JW è mosso dalla voglia di emergere dall’ambiente povero in cui è nato e usa qualsiasi mezzo, compreso lo spaccio di coca, pur di essere considerato alla pari dei ricchi che frequenta; Jorge vuole vendicarsi degli slavi che gli hanno spezzato le ossa perché, fuggito dal carcere, aveva osato ricattare Rado. Ciascuno ancora poi, accanto al lato criminale, è caratterizzato da risvolti di umana normalità che esiste in tutti, anche nell’essere più crudele. Mrado, ad esempio, si batte contro la sua ex moglie perché il tribunale gli permetta di vedere la figlia tre giorni a settimana contro l’unico giorno ogni quindici a cui è costretto; JW vuole conquistare una ragazza di cui è innamorato e che, quando ci riesce, al momento più opportuno, ovvero a letto, non riesce a soddisfare sessualmente; Jorge ha nostalgia della sua famiglia, di sua sorella. E sono questi contrasti, in personalità che agli occhi di qualsiasi cronaca apparirebbero univocamente come mostri, a costituire il vero spessore di questo romanzo, sorretto da una trama forte e da storie appassionanti. L’unica a non avere personalità, sopratutto se confrontata a quella di Stieg Larsson, è la città che fa da sfondo, Stoccolma, qui assimilabile a qualsiasi città del mondo occidentale.
Diego Zandel
Jens Lapidus, La traiettoria della neve, Mondadori, pag. 535, €. 20,00
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| Pubblicato su:
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO |
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