 |
|
 |
| L'UOMO CHE SPARI' A BUDAPEST |
 |
 |
Maj Sjowall e Per Wahloo sono due coniugi svedesi - anzi lo erano perché il marito, Per Wahloo, è morto nel 1975 - che avevano deciso di scrivere una serie di romanzi gialli, con protagonista un commissario della polizia di Stoccolma, Martin Beck, attraverso le cui avventure denunciare le crepe della apparentemente perfetta società svedese. In questo senso, sono gli antesignani di quello straordinario narratore che è oggi Stieg Larsson, che con la sua splendida trilogia di Millennium (Uomini che odiano le donne, La ragazza che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta) e insieme all’altro grande scrittore Henning Mankell, mette alla gogna la società svedese, ma non senza dare lustro e fama a tutta la narrativa poliziesca scandinava. Un lustro e una fama non immeritata né, tanto meno, sopravalutata, perchè si sono scoperti alcuni autori davvero di grande valore. Sjowall e Wahloo appartengono naturalmente a un’altra generazione, tant’è che i loro libri in Italia uscivano nei Gialli Garzanti, ideati e diretti dal grande Oreste Del Buono, l’alternativa al più tradizionale Giallo Mondadori. Oggi quei titoli sono stati ripresi dall’editore Sellerio, che li ripropone, con grande gioia non solo dei loro vecchi estimatori ma anche per quella dei nuovi, vista la qualità narrativa che esprimono. E’ di queste settimane l’uscita del settimo titolo dei dieci romanzi con Martin Beck. Si tratta di “L’uomo che andò in fumo” e che ha una sua straordinarietà perché si svolge in gran parte fuori della Svezia, ovvero a Budapest, in una Ungheria ancora comunista. Il romanzo infatti è originariamente del 1966. Ma ciò che anche sorprende, a parte la storia avvincente sulla ricerca di un uomo, un giornalista, dato per scomparso dopo un suo viaggio in Ungheria, è l’atteggiamento con il quale si tratta questo paese: non come qualcosa di ostile e nemico, com’era di moda nei romanzi d’epoca, nel confronto Est - Ovest, con i cattivi tutti da una parte e i buoni dall’altra, il bello da una parte e il brutto dall’altro, ma con un equilibrio che, senza pregiudizi di sorta, nasce esclusivamente dal filo della storia che racconta. Una storia in cui poi Martin Beck si trova a collaborare con un altro poliziotto ungherese, Vilmos Szluka, che risulterà decisivo nella soluzione delle indagini. Il giornalista scomparso è Alf Matsson, un tipo da prendere con le molle, alcolista, con un paio di matrimoni falliti alle spalle, un po’ sessuomane, forse corrotto, e il cui unico pregio sembra essere quello di consegnare i suoi “pezzi” alla scadenza precisa. Ed è proprio la mancanza di questa, l’attesa vana di un articolo riguardante degli avvenimenti sportivi ai quali ha partecipato da inviato a Budapest, che mette sull’avviso prima i suoi colleghi, poi i servizi segreti svedesi, i quali però, per non dare adito a provocazioni, incaricano delle indagini un poliziotto comune, Martin Beck, appunto. Il quale parte per l’ultima destinazione conosciuta dello scomparso, ovvero Budapest. Martin Beck va allo stesso albergo in cui era stato Mattson, quindi a casa di un’atleta, una nuotatrice, molto bella e sessualmente libera, che il giornalista aveva conosciuto a Stoccolma in occasione di alcune gare e così via. Naturalmente, i suoi movimenti non passano inosservati ed ecco presentarsi a lui il poliziotto Szluka. All’inizio c’è diffidenza da parte di entrambi. E il lettore di gialli dell’epoca giurerebbe che dietro la scomparsa di Mattson e il mistero che si crea intorno ad essa ci sia la mano comunista. Un sospetto però che via, via che le indagini procedono e la collaborazione tra Martin Beck e Szluka si trasforma in rispetto e simpatia reciproca, sfuma. A Budapest il poliziotto sembra non venire a capo di nulla e sarà costretto a tornare a Stoccolma. Ma anche perché Beck capisce che Mattson è scomparso qui e non a Budapest. Laggiù però ci sono le prove. Gliene manca solo una. E questa può venire soltanto grazie a Szluka, che, a una richiesta precisa di Martin Beck, gli manderà il cablogramma che confermerà tutti i suoi sospetti.
Diego Zandel
Maj Sjowall e Per Wahloo, L’uomo che andò in fumo, Sellerio editore, pag. 263, €. 13,00
|
| Pubblicato su:
LA RINASCITA della sinistra |
|
 |
|