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Articolo del: 18/05/2009
ALLA RICERCA DELL'ULTIMO SVEVO NEL MEDIOEVO IRONICO ED EROTICO
“Luminoso da sembrare uno stupore del sole e bianco da somigliare a un fantasma del meriggio, il castello apparve ai due viaggiatori appena usciti dal bosco. Fino a quel momento l’ombra aveva protetto gli occhi e assopito i pensieri, ma adesso tutta quella luce li restituiva alla meta e anche ai pericoli della loro missione in terra di Puglia”. Così comincia “La vergine napoletana”, il nuovo romanzo di Giuseppe Pederiali, edito da Garzanti. Per la precisione siamo a Lucera, nel 1293, e i due viaggiatori sono il modenese Giovanni Vezzani e l’arabo Yusuf  Ibn Gwasi, giunti in quella contrada per una precisa missione: trovare l’ultimo discendente di Federico II, più precisamente il figlio di Corradino di Svevia.
Venticinque anni prima, Corradino, legittimo pretendente al trono di Sicilia, discendente diretto di Federico II e del Barbarossa, era stato incarcerato nel Castel dell’Ovo a Napoli da Carlo d’Angiò e condannato al capestro. La notte prima dell’esecuzione Corradino chiede di conoscere una donna, per unirsi con lei carnalmente. Così gli sarà portata, in tutta segretezza, una popolana, vergine e bella, tale Cicella, figlia di un fabbro, con la quale sarà pure celebrato il matrimonio.
Pederiali muove la sua storia con grande sapienza narrativa: il primo piano sui due cavalieri e le tante avventure a cui andranno incontro si alternano ad ampi squarci retrospettivi su Corradino di Svevia, i quali, insieme, spostano l’azione del romanzo, in una dimensione storica, documentata, da una parte e picaresca dall’altra, ricca di ambienti, colori e personaggi.
Così, lasciata alle spalle Lucera, ecco Giovanni e Yusuf raggiungere una Napoli brulicante di persone le più diverse, ed entrare nella Iodeca, o Giudecca, il ghetto ebraico, dove avevano sentito trovarsi Cicella. Le loro domande, naturalmente, suscitano subito diffidenza e sospetto. Da qui la necessità di guardarsi alle spalle. Tanto più, ancora, che i giudei, in quel momento, vivono isolati, reietti, dal resto della popolazione. I due però respingono ogni pregiudizio. Non solo. Giovanni, ben presto si innamora, corrisposto, di una bellissima giudea, Allegra, la quale, dopo aver capito il sentimento che suscita nell’uomo, corrisposto, gli si concede in un pollaio. Ma è, questo, solo un episodio, impudico e divertente, dei tanti che animano questo romanzo, straordinario per quanto riguarda la ricostruzione degli ambienti, i ritratti dei personaggi, l’evocazione di atmosfere, odori, sapori. Immaginatevi, a riguardo, una Napoli del duecento, con i bassifondi di allora, le osterie, i popolani, le “zoccole” e i femminielli, una umanità caratterizzata da improntitudine, furbizia, ma anche saggezza e umorismo atavico. In questo senso, c’è da sottolineare la bravura con la quale uno scrittore padano per eccellenza come Pederiali riesca, con la forza e la famigliarità di un uomo del sud, a restituire un meridione così vivace e allegorico. Sarà, naturalmente, tra questi vicoli che i due cavalieri trovano infine Cicella e il figlio, individuandolo tra gli spettatori di un teatro di strada, innamorato di un’attrice, Zezza, dalla fama di “zoccola”. Giovanni e Yussuf lo riconoscono per le sembianze e lo stile, che non è quello di un popolano, seppur cresciuto in mezzo al popolo, tanto è incisa l’impronta della stirpe a cui appartiene. Ma il viaggio naturalmente non è finito. Continua, con tutte le sue sorprese, verso il nord, l’Emilia, dove una nobile donna aspetta il giovane per sposarlo e, così, riavviare la discendenza del Barbarossa. L’incontro è comico, perché l’erede di Corradino, con negli occhi e nel cuore ancora la sua bella e procace Zezza, resta deluso della promessa sposa, di fronte alla quale non sa trattenersi dal dire: “Che scorfana!”, con le conseguenze del caso, se non fosse che il termine è sconosciuto in Emilia, e pertanto prontamente tradotto come qualcosa di bello. Comunque, la sensualità della giovine, che gli si concede ignuda anzi tempo nel corso di un bagno nel fiume, gli farà ben presto dimenticare l’amore napoletano. In questo quadro se ne inseriscono altri di analoga vis erotica, come, ad esempio, quello boccaccesco di Yussuf, il saraceno musulmano, che ritrova l’amante nella anziana madre superiora del convento in cui riparano: ennesimo spaccato di vita che Pederiali ravviva non senza l’uso di quelle doti visionarie che sono nelle corde della sua narrativa fin dai tempi de Le città del diluvio. Basti pensare, a riguardo, a scene e figure come quello del domatore di topi che, da solo, per la vivezza della narrazione illumina il romanzo con pagine da antologia.
      
                                                                     Diego Zandel
Giuseppe Pederiali, La vergine napoletana, Garzanti, pag. 512, €. 18,60   
 


Pubblicato su: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO