Tra i sogni degli adolescenti ci può essere anche quello di diventare un giorno psicanalisti. Certamente questo sogno l’ha nutrito, e realizzato, Rauda Jamis, francese di origini messicano-cubane, autrice di una decina di opere tra romanzi e biografie. Rauda Jamis racconta il suo percorso, un memoire travestito da romanzo, nel libro “Alice nel paese degli psicanalisti”, edito in Italia dalle Edizioni La Lepre. E’ un libro per molti versi avvincente, meglio ancora ipnotico, di quelli che cominci a leggere e non vorresti smettere e quando sai che devi riaprirlo per continuare sei contento. Eppure, racconta una storia per certi versi normale, con all’inizio una ragazzina a cui la mamma dà ogni giorno un franco per comprare i biglietti dell’autobus, ma lei il più delle volte va a piedi per risparmiare quel franco, metterlo insieme a quelli dei giorni precedenti con l’unico obiettivo di poter, con quei soldi, comprare un libro. Intanto, misteriosamente, sogna di diventare psicanalista e, infatti, il primo libro che compra è “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud, il secondo, sempre di Freud, “Delirio e i sogni nella ‘Gradiva’ di Wilhelm Jensen”, che colpisce la piccola Rauda-Alice ancor più del primo.
Intanto la ragazza cresce. Arriva il mitico Sessantotto e lei si comporta come la maggior parte dei suoi coetanei: vuole essere libera, va a vivere per conto proprio, ha diversi amori, più avanti si sposa, un matrimonio destinato a fallire. Ma in tutta quella fase, mentre studia arte e archeologia, non rinuncia all’idea della psicanalisi e, tramite amici della madre, in particolare, cerca uno psicanalista con il quale entrare in analisi. E’ vivamente sconsigliata da tutti, anche perché alcuni psicanalisti, che si limitano a darle consigli, sono amici di famiglia e deontologicamente non possono prenderla come paziente, tanto più che le sedute costano, e costano molto. Alla fine ha una dritta: a Parigi, in rue Sain-Jacques esiste un “Istituto di Psicanalisi – Centro per i colloqui e i trattamenti psicanalitici” che può essere economicamente abbordabile. Alice riesce ad avere un appuntamento per un colloquio dopo il quale verrà accettata. Non è lei a scegliere l’analista, ma il Centro stesso, così capita nelle mani di una donna, che nel libro sarà chiamata Drop Psic, dalla quale comincerà ad andare tre volte a settimana, per distendersi sul tipico lettino freudiano il tempo necessario (45 minuti), con l’analista alle spalle, alla quale parlare, parlare. Lo farà per diversi anni, ma prima il rapporto con Drop Psic di sempre maggiore rivalità, poi la confusione dei risultati che non sono quelli sperati, renderà l’esperienza tutt’altro che felice. Nel frattempo, Alice si separa, ha altri amori, dei figli... Quando riterrà il momento opportuno lascerà Drop Psic, con sprezzo più ancora che con rancore per gli anni buttati via. Fine dell’analisi, del sogno psicanalitico? Tutt’altro. Alice è convinta ancora che quella è la strada da imboccare. Passa così da uno psicanalista all’altro, sempre nascosti nel libro da nomi fittizi, che l’autrice racconta con grande acume, mettendo in campo anche quello che succede dentro di lei. E’ un intreccio che ha il grande merito da una parte di svelare le tecniche di un mestiere, moltissimo legate alla personalità dell’analista, dall’altro i segreti recessi dell’animo umano, ciò che noi siamo e ciò che lo psicanalista è, ovvero una persona come tante con i suoi difetti, debolezze, infamie, vanità, finzioni, posa. E raramente qualità. Forse sta in questo disvelamento dell’animo umano, attraverso l’esperienza di Rauda Jamis, il fascino di questo libro che, come un giallo, smonta, una ad una, tutte le false piste che il colpevole imbocca per far perdere le sue tracce, ben sapendo che la verità si trova in un posto solo, dentro di noi, e che il percorso per arrivarci, anche nelle migliori intenzioni, è seminato di trabocchetti. Uno di questi possono essere gli psicanalisti quando sono mistificatori. Ma si può trovare anche lo psicanalista serio, bravo, lo psicanalista che davvero sarà capace di guidarci alla verità. Rauda alla fine lo trova. E sarà lui a indicarle quella strada, aiutandola a diventare a sua volta analista, come ha sempre desiderato. Comincerà con i bambini, situazioni difficili che – sulle piste anche della grande Francois Dolto – lei riuscirà a risolvere al meglio, con grandi soddisfazioni personali. La prima delle quali è quella di aver realizzato un sogno, che non era più, ormai lo aveva capito, quello di diventare una psicanalista qualunque, ma una capace davvero di incidere nella vita delle persone che vengono da lei per rendere, quella vita, migliore di quanto lo fosse prima di arrivare da lei.
Diego Zandel
Rauda James, Alice nel paese degli psicanalisti, Edizioni La Lepre, pag. 278, €.
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