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Articolo del: 03/05/2009
IL MALINCONICO LUPO IN LOTTA CONTRO LE FORME DELLA PAURA
Siamo tutti vittime di un gioco più grande di noi. Il dominio del mondo viene esercitato da poche centrali di potere che dettano regole, tempi e modi per tenerci in pugno. L’uso della paura è la forma più diffusa di controllo. Per questo si creano nemici, s’inventano guerre, si alimenta il terrorismo.
E’ questo il messaggio che arriva dalla lettura dell’avvincente romanzo “La forma della paura”, di Giancarlo De Cataldo e Mimmo Rafele, edito da Einaudi Stile Libero. La storia che l’autore di “Romanzo criminale” e lo sceneggiatore de “La piovra” hanno scritto semplifica questo scontro planetario in un quadro italiano di lotta tra due fazioni: da una parte quella del male, bubboni tumorali che vivono dentro le istituzioni dello stato, per i quali la legalità, la democrazia, sono opzioni legate al loro arbitrio; dall’altra, le forze del bene, per le quali le istituzioni rappresentano conquiste civili che vanno difese contro ogni arbitrio dei potenti. Nel romanzo, le forze del male fanno capo al Comandante, che è riuscito a raccogliere intorno a sè un gruppo di poliziotti corrotti, un’intera squadra dell’antiterrorismo che, per giustificare la repressione dei diritti dei cittadini, alimentano gli stessi atti terroristici; quelle del bene si affidano a un poliziotto di origine siciliana, Nicola Lupo, che con il Comandante ha un conto aperto dal tempo della guerra nella ex Jugoslavia, dove l’uso della violenza e l’arbitrio erano di casa e il confronto tra i due si svolgeva su questo crinale, perché anche lì c’erano delle vite da salvare, dei soccorsi da portare, contro il diffuso esplodere delle mine, il tiro degli obici, le raffiche di kalashnikov. Una guerra chiusa con l’Operazione Tempesta, in Krajna, le ottanta ore di combattimento in cui l’esercito croato e i suoi mercenari hanno, non senza atti di ferocia, respinto i serbi, occupando un  territorio fino a prima della guerra di popolazione mista. Il Comandante, nell’occasione, ha compiuto eccezionalmente un gesto umanitario: ha punito i suoi uomini, uccidendoli, per aver struprato una ragazza di quindici anni che poi ha portato in salvo in Italia. Solo che l’ha fatto per farla diventare una macchina di guerra ai suoi ordini. Di quella nuova guerra, sotterranea, invisibile, che è la lotta per il potere che si manifesta alla ingenua opinione pubblica con morti per incidenti di vario tipo o suicidi o regolamento di scontri tra bande di delinquenti rivali e così via.
“La forma della paura” è tutto questo, scandito però attraverso un racconto millesimato nel ritmo e nelle emozioni che offre, all’interno di uno scenario politico in cui si ritrova l’Italia di oggi, una serie di personaggi fortemente caratterizzati come, appunto, la ragazza salvata dal Comandante, Rossana alias Alissa, di una sensualità tanto naturale quando consapevolmente usata per invischiare il nemico di turno, oppure il gruppo di poliziotti corrotti, il cui comportamento ricorda molto i protagonisti della  Uno Bianca, con i loro eccessi, le spedizioni punitive contro rom e omosessuali, le tirate di coca, la sottrazione personale di droga e armi nei sequestri di polizia, le rapine. Oppure, ancora, la figura di Guido, un figlio di ricchi che ha scelto la strada della ribellione per seguire valori diversi da quelli ai quali era stato educato, del denaro guadagnato sfruttando e imbrogliando gli altri. Da ricordare qui, anche se ha solo una piccola parte, ma proprio per questo risulta ancora più efficace, la figura dell’anarchico francese Serge Manciotti, che aiuterà a un certo momento Guido nella sua fuga, e che ricorda un po’ lo scrittore francese di thriller Serge Quadruppani. E, poi, ancora Daria, la poliziotta nella squadra di Lupo, che rispetta tanto l’onestà e il coraggio del suo capo da finire per innamorarsene, seppur non ricambiata, almeno fino a un certo punto (se non altro per soddisfazione del lettore che vede coronato un sogno d’amore) e quindi Lupo stesso, con le sue malinconie e le forti considerazioni sociali. Ma determinante, e non solo ai fini della storia, resta la figura controversa di Marco, giovane educato alla violenza – quando sente montare dentro di sè quella che chiama La Furia, che poi altro non è che rabbia contro il mondo – e che riesce a placare entrando in polizia, agendo per il bene, nel rispetto e l’affetto per un suo capo, Dantini, che poi verrà ucciso dai cattivi determinando in lui, nella sua Furia, uno squilibrio che, però, proprio le forze del male useranno a proprio vantaggio fino alla esplosiva resa dei conti finale. La quale, naturalmente, lasciamo alla sorpresa del lettore.
         Diego Zandel
Giancarlo De Cataldo e Mimmo Rafele, La forma della paura, Einaudi Stile Libero, pag. 260, €. 17,00          


Pubblicato su: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO