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Articolo del: 12/03/2009
UN MISTERO SUL LAGO DI COMO
Il successo, meritatissimo, che stanno riscuotendo i romanzi di Andrea Vitali, hanno suggerito all’editore Garzanti l’ottima idea di riproporre al più vasto pubblico, che nel frattempo ha potuto conoscere e apprezzare le opere più recenti dello scrittore, i suoi primi libri usciti negli anni passati con editori minori ma di grande acume com’è il caso di Aragno a cui si deve la pubblicazione del romanzo “Dopo lunga e penosa malattia” nell’ambito di un volume “L’aria del lago”, che complessivamente raccoglieva quattro suoi romanzi brevi. 
Il romanzo non si discosta dallo scenario provinciale di Bellano, sul lago di Como, di cui il Vitali è l’eccezionale cantastorie, capace di irretirci tutti, con le sue trame e, sopratutto, le sue atmosfere di altri tempi e di luoghi un po’ appartati in grado di suscitare strani sentimenti di nostalgia nei confronti di un piccolo mondo antico, solo apparentemente ingenuo, in realtà feroce come altrove.
Andrea Vitali ce lo dimostra, appunto, anche con questo romanzo “Dopo lunga e penosa malattia”, in cui i protagonisti sono il medico, il farmacista, il notaio del paese, per dire le coordinate in cui tutta la storia si muove. Che è quella che inizia con la morte del notaio Luciano Galimberti, al cui capezzale viene chiamato, ormai troppo tardi, il medico Carlo Lonati, il quale in ordine avverte un odore di fritto proveniente dagli abiti del defunto, alcune orme fangose di scarpe maschili sul pavimento, e una serie di bugie e reticenze da parte della moglie e dei figli ad alcune sue precise domande sugli ultimi momenti vissuti dal paziente. Lonati, tra l’altro, era amico di vecchia data del Galiberti, lo univano a lui molti ricordi, qualche allegra scampagnata, cene, amici, cacce e, infine, anche la stessa malattia di cuore che l’ha ucciso. L’emozione per il medico è tale che proprio al capezzale dell’amico avverte la tipica morsa dell’angina. Potrebbe subito alleviare il dolore con una delle sue pastiglie di trinitrina da sciogliere sotto la lingua, quando si accorge di non averle con sè. Afferra, pertanto, trovandola sul comodino, la scatola di quelle dell’amico, ormai inutili per lui, come sembra lo siano state anche nel momento fatale dell’infarto fulminante. Il dottor Lonati ne assumerà subito una, ma stranamente il sollievo atteso non arriva. Anche il sapore è sottilmente diverso: inevitabilmente, ben presto, anche in quelle pastiglie, che farà analizzare, il dottor Lonati scoprirà una stranezza che andrà a sommarsi alle tante bugie dei famigliari. Così come sarà per l’annuncio mortuario che, la mattina successiva, vedrà incollato ai muri del paese sul quale leggerà della morte dell’amico avvenuta dopo una inesistente “lunga e penosa malattia”. Per chi quella castroneria? Perché?
A questo punto il medico, colto da tanti sospetti, ma pur sempre senza una prova decisiva, non può che dare avvio a delle personali indagini, in fondo alle quali teme di scoprire che il suo amico sia stato in realtà ucciso. O, meglio, in ragione della sua cardiopatia, siano state favorite le condizioni per procurargli l’infarto che l’ha ucciso. I sospetti ricadono di volta in volta sulla moglie, poi sulla figlia. Il farmacista di paese gli dà una mano, mentre la consorte del Lonati, ignara di tutto, freme nel timore che possa succedere al marito qualcosa di irreparabile, tanta è la coltre di mistero che avvolge ogni suo gesto, ogni sua parola, e sopratutto il suo allarmante silenzio. Tanto più che in casa, dal giorno della morte del Galimberti, si succedono una serie di telefonate mute, quanto significative: la moglie non può non preoccuparsene, col pensiero forse rivolto a una sconosciuta amante, mentre il medico invece è sempre più indotto a credere che a farle sia qualcuno che vuole lanciargli dei segnali di aiuto (e importa poco, per il godimento che procura la narrazione che, in un epoca di cellulari e internet, le chiamate provengono da un datato telefono a gettoni: del resto, una caratteristica di Vitali è proprio il gusto retrò delle sue ambientazioni e figure).  
Ciò che conta è altro: ovvero la grande capacità dell’autore nel dosare i vari elementi combinandoli con i tempi della narrazione, la misura dei capitoli e della scrittura, scarna quanto efficace, che  spinge il lettore a immedesimarsi sempre più nei tentativi del medico di pervenire alla verità e, con essa, alle eventuali motivazioni che, se omicidio c’è stato, hanno portato allo stesso. Naturalmente, ci guardiamo bene dal rivelare il mistero.
        Diego Zandel
Andrea Vitali, Dopo lunga e penosa malattia, Garzanti editore, pag. 176, €. 14,60           


Pubblicato su: LA RINASCITA DELLA SINISTRA