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I miei articoli
Articolo del: 08/01/2009
CON BARI NEL CUORE
Se Bari, città in cui è nato e vive Gianrico Carofiglio, è lo sfondo dei suoi apprezzatissimi legal thriller, ora lo è, sopratutto, anche di un libro a metà strada tra narrativa e autobiografia, privo di qualsiasi connotazione di genere, come “Nè qui né altrove. Una notte a Bari”, edito nella bella collana “Contromano” degli editori Laterza.
Il libro è sicuramente una mappa della città, ma anche dei sentimenti che la città suscita nell’autore che, vestiti i panni di un anonimo io narrante, si accompagna una notte per le sue strade con due vecchi amici, baresi anch’essi, che non vedeva da tanti anni: un certo Giampiero Lanave, che ormai vive a Lecce e non se la deve passare male visto che esibisce un mastodondico SUV, e Paolo Morelli, professore emigrato a Chicago, dove insegna alla università locale. L’incontro è l’occasione per una rimpatriata  nei luoghi che li hanno visti scorazzare da giovani di belle speranze. Il tour inizia in un ristorante in cui vengono servite molte specialità baresi: è l’occasione questa, ma non sarà l’unica, di parlare della cucina locale. Quindi si prosegue tra cinema, librerie, pub, vie, teatri, ciascuno dei quali risveglia ricordi vivi che si manifestano nei discorsi tra i tre, ma che sono anche motivo di memorie interiori dell’io narrante, come ad esempio la scomparsa Libreria Rinascita, di proprietà di un parente e dove lui andava a leggere gratuitamente finché una mano fascista non ha dato fuoco al locale. Il fuoco sarà anche protagonista della distruzione del prestigioso Teatro Petruzzelli, del quale si ripercorre storia – con i manifesti che ripropongono gli articoli usciti sul quotidiano cittadino “La gazzetta del mezzogiorno” -  e il caso criminale  che sta dietro l’incendio (senza dimenticare, a riguardo, che l’autore, oltre che scrittore, è anche magistrato).
I tre non possono ovviamente non partecipare alla “movida” che caratterizza le notti baresi. E’ una delle caratteristiche di questa città dalla quale non si può esimere anche il turista occasionale: centinaia e centinaia di giovani che affollano strade e locali tutte le notti fino alle ore piccole. Alcol, musica, allegria, in piena libertà e, checché se ne dica, sicurezza. Naturalmente, i tre, se ritornano ai loro anni giovanili, hanno un’immagine diversa della città, più deserta e silenziosa, un autentico mortorio, fino al momento in cui, improvvisamente, come un fiore, è sbocciata questa straordinaria voglia di vita che, se non è l’unico esempio in Italia, è assimilabile forse solo a quello delle città di riviera romagnole.
Nell’attraversare i quartieri di Bari, i tre toccano anche luoghi di malavita in cui è meglio stare sul chi va là. Luoghi di confine, in cui basta un marciapiede della stessa strada a fare la differenza tra il bene e il male. Nei ricordi dell’io narrante, figlio di benestanti e quindi cittadino della Bari borghese, affiora quando, ragazzino, attraversato il confine, s’era trovato ad essere malmenato da uno sconosciuto coetaneo un po’ rude, decidendo all’impronta di non voler più subire per il futuro analogo trattamento da parte di chiunque. Da lì la decisione di frequentare una palestra di karate. E lo farà con tale impegno e costanza da diventare cintura marrone. E stavolta, sfidato da uno che era della stessa teppa di quello che l’aveva picchiato all’inizio, gli risponde con i fatti, mettendolo a terra. Autobiografia? Certo è che Gianrico Carofiglio ancora esercita regolarmente il karate.
Ma anche quella notte stessa non mancherà una scazzottata. L’io narrante accorrerà in aiuto di un bistrattato Paolo, il professore americano, che si troverà ad essere attaccato da un energumento perché gli cantava sotto le finestre. Ne usciranno alla grande, però sarà anche motivo di confessioni più aperte tra i tre, di vecchi rancori, vecchie fidanzate, che chiudono il cerchio di una vita a tutto tondo di una Bari aperta, vivace, altro che città di provincia, là sul mare e le coste approdo di traffici i più diversi. Anche quello degli albanesi in fuga dal regime comunista che nell’estate del 1991 arrivarono a bordo della motonave Vlora, stipata all’inverosimile, piena com’era di ben 15.000 persone. Col ricordo, l’occasione di parlare di un altro pregio dei baresi (e i pugliesi tutti, in genere): l’ospitalità.
Allo stesso modo, così, gli spunti non mancano per raccontare tutto, o quasi, della città, con le vibrazioni che dà l’amore e la profonda conoscenza di essa, fino a tirar l’alba e separarsi per non rivedersi più. Ma, sempre, con Bari nel cuore.
       Diego Zandel
Gianrico Carofiglio, Né qui né altrove, Editori Laterza, pag. 160, €. 10,00   
 


Pubblicato su: LA RINASCITA DELLA SINISTRA