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| QUANDO L'EDERA SI ARRAMPICA SUI MURI |
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Il conferimento del premio Nobel a Orhan Pamuk ha imposto l’attenzione nei confronti della narrativa turca che in Italia era poco frequentata, a parte le opere del decano Yashar Kamal, fatto conoscere da un piccolo editore come Tranchida dopo che Garzanti, nel lontano 1961, aveva proposto “Il cardo”, uno dei suoi capolavori. Piuttosto, la Turchia, e in particolare Istanbul e il Bosforo in genere, era lo scenario di diversi romanzi di autori occidentali, in particolare di romanzi d’avventura, spionaggio, gialli, a cominciare da quel “Topkapi” di Eric Ambler, diventato famoso anche per il film di Jules Dassin con Peter Ustinov, Melina Mercouri e Maximilian Schell. Ma se andiamo a leggere i romanzi degli autori turchi, gli ultimi pubblicati in Italia - oltre ai citati, Feridun Zaimoglu, Elif Shafak, Moris Farhi, Bedri Baykam - si vedrà che non hanno nulla di avventuroso. Emergono invece problematiche tipiche di una società moderna che trova difficoltà a liberarsi dal peso di un passato che coinvolge in particolare i costumi della vita quotidiana condizionata, a dispetto della rivoluzione laica di Ataturk, da regole religiose. Alcuni scrittori arrivano alle critiche più aspre: una di questi è Sebnem Isiguzel, della quale l’editore Fazi ha mandato proprio in questi giorni in libreria il romanzo “Edera” (nel 2006 Cargo le pubblicò un altro libro “Copluk”). Si tratta di un’opera di quasi 500 pagine in cui s’intrecciano varie storie che, come la pianta del titolo, si arrampicano per il muro. In questo caso, il muro ha un valore simbolico: quello di separare diverse visioni del mondo. Tra i protagonisti, un pittore che non riconosce i colori, uno scrittore, premio Nobel per la letteratura, che non riconosce le lettere, un restauratore russo alle prese con una vicina incinta infelicemente sposata, un’altra donna tornata nella capitale turca per chiudere con un amore disperato, una nuotatrice russa giunta a Istanbul alla ricerca di una sorella e che verrà uccisa, e intorno al cui cadavere si comporrà il quadro di una Turchia non priva di quei riferimenti critici, che sono alla base della censura di cui la Isiguzel è stata vittima fin dalla pubblicazione del suo primo romanzo, “La luna sorgerà sulla tua casa”. Le armi più affilate della scrittrice sono il paradosso o, meglio, l’assurdo, che si veste di una “normalità” tutta visionaria, perseguita attraverso una prosa estremamente realistica. Capita così che la nuotatrice russa fidanzata a un marinaio finito in fondo al mar baltico a bordo del sommergibile Kursk, lo incontri immergendosi nella piscina in cui nuota. Oppure, altrove, il reale viene deformato da un’ironia che sfiora il sarcasmo. Accade, ad esempio, quando lo scrittore premio Nobel, accusato di omicidio della nuotatrice russa, giunge all’obitorio per riconoscere la sua presunta vittima e riceve le scuse per il disturbo da parte degli addetti che ne approfittano per chiedergli di firmare i suoi libri. Oppure, ancora, quando la bella sorella della nuotatrice, Ludmilla, si scopre essere una prostituta e ne vengono fuori dialoghi esilaranti con il pittore innamoratosi di lei. Oltre ai tratti neurologici dei due artisti, simboli di una perdita dell’arte e delle ragioni stesse che hanno caratterizzato la loro vita, non minore è la malattia che investe i rapporti umani nel loro complesso e che si avvalgono di personaggi minori di contorno – come, ad esempio, il procuratore turcocipriota che ci tiene a sottolineare la sua diversità dai turchi puri – tesi tutti a caratterizzare la loro estraneità dal contesto in cui le cose, nostro malgrado, accadono sulla base di strane coincidenze che rendono possibile l’impossibile. Come anche il finale del romanzo, che non riveliamo, lascia intendere.
Diego Zandel
Sebnem Isiguzel, Edera, Fazi Editore, pag. 491, €. 19,50
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| Pubblicato su:
LA RINASCITA DELLA SINISTRA |
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