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Articolo del: 03/12/2008
DE CATALDO, IL TURISTA CON LA GUIDA FAI DA TE
Un viaggio con moglie e figlio in India, precisamente nel Rajasthan, scelto sulla base di adolescenziali suggestioni salgariane, ha spinto Giancarlo De Cataldo, solitamente uso alle crime story, a scrivere un libro di tutt’altra natura come “L’india, l’elefante e me”, edito da Rizzoli.
Un libro quindi di viaggio, divertente, interessante e non privo di confessioni, alcune delle quali colme di una tenerezza struggente al ricordo di una bambina malata dalla nascita e morta prematuramente a quattordici anni, figlia dell’autore, la cui assenza non ha impedito ai tre viaggiatori di sentirne sempre la presenza viva accanto.
“L’India, l’elefante e me” è un libro che tutti coloro che si preparano a un viaggio analogo dovrebbero leggere prima di partire, perché, attraverso l’esperienza diretta, personale, coglie comportamenti quotidiani e situazioni che le normali guide non offrono. De Cataldo, per questo viaggio, si era affidato alla Lonely Planet, e ne ha apprezzato sempre molto le informazioni, però, per quanto utile e ben fatta, addirittura meticolosa, esistono risvolti che si possono provare solo sulla propria pelle. Cercate un certo negozio, con un tal nome, indicato sulla Lonely? Ma proprio perché sta nella Lonely e, per così dire, pubblicizzato, scoprirete che a portare quello stesso nome sono tutti i negozi di quel genere sulla stessa via, per cui non si sa più qual’è quello vero. Avete prenotato, e pagato anticipatamente, l’albergo comprensivo di cenone di capodanno? (il viaggio è stato effettuato durante le scorse vacanze natalizie). Vi diranno che non risulta, che il cenone bisogna pagarlo a parte. E allora, per non pagare due volte, via con le telefonate all’agenzia di viaggio che confermerà il vostro pagamento, con tante scuse da parte dell’albergo. Però, come si dice, ci hanno provato. E ci proveranno ancora e sempre a spillarvi quattrini. Non c’è tregua. Per le strade torme di ragazzini, poi la guida turistica che per quei giorni avete scelto per accompagnarvi dei posti più rinomati. E, ancora, volete salire a vedere le meraviglie della fortezza di Amber Fort a nord di Jaipur? Ci sono tre modi per arrivarci, e uno di questi, scelto dalla maggior parte dei turisti è farlo in elefante. La gran parte dei turisti, naturalmente, sceglie questa originale soluzione, possibile solo se si è in India. Ma nessuna Lonely Planet e similari vi dirà, della fila, delle prevaricazioni, dell’indisciplina che regna per accaparrarsi un posto in groppa agli animali, a prova di qualsiasi protesta. E, poi, della velocità che i conduttori imprimono con la frusta agli animali per affrettarsi a tornare indietro al solo fine di portare il numero più alto possibile di turisti e così guadagnare mance su mance.
Ma accanto a queste annotazioni personali, molte sono di carattere sociale. Lo sguardo di De Cataldo è profondo. Il racconto che, ad esempio, fa di Mumbai, la città assurta in questi giorni alle cronache per un attacco induista, non dà scampo a illusioni sulle ragioni di eventi del genere: il lusso sfrenato confina con l’indigenza più assoluta. I casi di violenza, in particolare sulle donne, anche quelle straniere, sopratutto se sole, sono diffusi. “Lo schema” scrive De Cataldo “è sempre lo stesso: una donna sola, l’adescamento di una falsa guida turistica o la violenza di gruppo”. E, poi, c’è tanto altro, nel bene e nel male, come in ogni paese, del resto, anche se l’India ha una sua estrema distinzione che De Cataldo ben trasmette al lettore.
Uno di questi è rappresentato dai forti elementi di religiosità, capaci di invadere anche l’animo più laico e diffidente. Ci si sente toccati. De Cataldo riporta fedelmente un suo incontro con un guru tra i più seri e famosi, Swami-ji, al cui cospetto si apre, rivelando quelle parti di se più nascoste. La figlia scomparsa, certo. Ma anche il rapporto con il figlio e la moglie, quello stare insieme tutti i giorni gli ha fatto bene. E molto altro. “Ho sentito qualcosa che non riesco a esprimere, ma che ha fatto del bene alla mia anima, ammesso che un’anima esista e che io ci creda” confessa a Swami-ji. Un libro, pertanto, questo “L’India, l’elefante e me”, verticale, che da uno spazio straordinario e contradditorio come il continente subasiatico scende giù giù, fino all’io più segreto. E, questa, forse è la sua più grande sorpresa per quanti conoscono lo sguardo sempre proiettato fuori dell’autore di “Romanzo criminale”.
       Diego Zandel
Giancarlo De Cataldo, L’India, l’elefante e me”, Rizzoli, pag. 214, €. 16,00    


Pubblicato su: LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO