 |
|
 |
| STIEG LARSSON SCRITTORE DA INIZIO "MILLENNIUM" |
 |
 |
Volete ritrovare il gusto della lettura, quello caldo, che davano certi romanzi a tutto tondo, nel quale vi immergevate nelle sere d’inverno o nei giorni di pioggia, ed oggi diventato sempre più raro? Leggete i romanzi dello svedese Stieg Larsson. Il consiglio vale per chi ancora non ha avuto l’occasione di conoscere questo autore che con due romanzi (ma si aspetta il terzo), tutti editi da Marsilio, e cioè “Uomini che odiano le donne”, uscito un anno fa, e la sua continuazione “La ragazza che giocava con il fuoco” della scorsa estate, sta ancora spopolando nelle classifiche dei libri più venduti: oltre 300 mila copie in Italia, cinque milioni nel mondo. E a ragione. Perché non è solo un trito ritornello del più banale messaggio di marketing: con questi libri, che fanno parte della trilogia Millenium, resterete davvero svegli tutta la notte per leggerli, a dispetto delle oltre 600 pagine che li compongono. Conta, certo, il fatto che sono dei thriller e del genere hanno il ritmo, la suspense, il divertimento. Ma limitarci a catalogarli solo come appartenenti a un genere non renderebbe loro giustizia, perché in fondo sono molto di più. Sono romanzi politici, che della Svezia danno uno spaccato che è innanzitutto una critica al capitalismo che usa lo stato e le istituzioni per i propri interessi personali corrompendo, ingannando, controllando, uccidendo. Ma anche, lucidamente, contro il capitalismo speculativo, quello, per intenderci che ha fatto crollare le borse di tutto il mondo in questi giorni, e Larsson lo fa con largo anticipo - visto che i romanzi risalgono a prima del 2004, anno purtroppo della morte del giovane autore - smascherando i perversi meccanismi usati per aggirare la legge. Sono, inoltre, romanzi di costume e contaminati da una psicologia che coinvolge personaggi stravaganti, non retorici, contradditori, sfaccettati moralmente, enigmatici, al punto da coinvolgere il lettore stesso, pur preso dalla trama, in riflessioni che riguardano la vita, la società, i comportamenti, il sesso, che qui abbonda, per essere vissuto come componente quasi banale – forse come deve essere in realtà – della vita. Tutte le vicende della trilogia (ma per ora fermiamoci ai primi due romanzi) girano sostanzialmente intorno a due personaggi, il giornalista Mikael Blomvist, giornalista e azionista del giornale di inchiesta Millennium (da qui il nome della trilogia) e Lisbeth Salander, una ragazza straordinaria per il suo essere tanto anticonvenzionale da essere giudicata e trattata, nella paternalistica società svedese, come una minorata da mettere sotto tutela. In realtà, è una donna padrona di sé stessa e dei propri mezzi che, per affrancarsi di un turpe tutore che approfitta della sua posizione istituzionale per violentarla, sarà costretta - diciamolo pure, con grande complicità del lettore, che si identifica e partecipa con lei – alle brutte. Con loro due, ma in posizione più defilata, c’è anche l’amante di Blomvist, Erika, caporedattore di Millennium, e l’intera redazione, fatta eccezione dei soliti traditori e infiltrati al servizio del nemico, che non mancano mai, tutti impegnati, in varie forme e, ovviamente, ben contrastati, in una immane lotta attraverso la quale smascherare una società ipocrita e perbenista. Ci sono a riguardo pagine durissime che, se vogliamo, la violenza e la suspense propria del genere thriller esalta in una combinazione tale da restituire una lettura avvincente, ma anche esemplare, per riscatto morale e civile. Così, anche se, nello specifico, ciascuno dei due romanzi è mosso da precisi motivi di fondo (“Uomini che odiano le donne” dalle violenze dei primi sulle seconde, fino alla scoperta di un serial killer, e “La ragazza che giocava con il fuoco” dal traffico della prostituzione) nel concreto entrambi giocano da pretesto per offrirci un quadro più ampio, quasi totalizzante della vita, proprio come i grandi romanzi ottocenteschi. Diciamo che con le loro coinvolgenti e pericolose avventure, le loro necessarie astuzie, la loro rabbiosa tenacia contro il male, Blomvist da una parte e Lisbeth Salander dall’altra – diventati casualmente alleati grazie a una integrazione di conoscenze, lei in particolare informatiche, ma non solo, lui per la voglia di dare coraggiosamente un colpo all’impalcatura di una società falsamente democratica, dominata da politiche che in realtà sono funzionali solo al grande capitale – riscattano l’uomo comune fagocitato da una condizione di impotenza che lo svuota da ogni speranza di giustizia, dal sogno di un mondo migliore. Tutto ciò, comunque, per quanto possa apparire materia di notevole peso specifico, nei romanzi di Larsson, per la tensione narrativa che si avvale di magistrali colpi di scena, misteri e intrighi di ogni tipo, acquista una leggerezza, tipica della grande narrativa popolare, che imbriglia il lettore come una mosca nella tela del ragno e lo porta con se, non senza spasimo e piacere, fino all’ultima pagina.
Diego Zandel
Stieg Larsson, Uomini che odiano le donne, Marsilio, pag. 676, €. 19,50 Stieg Larsson, La ragazza che giocava con il fuoco, Marsilio, pag. 754, €. 19,50.
|
| Pubblicato su:
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO |
|
 |
|