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| DOTTOR QUIRKE NON SEZIONI PER FAVORE QUEL CADAVERE |
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Pur essendo uno tra i maggiori scrittori irlandesi, John Banville, noto in Italia sopratutto per il romanzo “Il mare”, con il quale aveva vinto nel 2005 il Booker Prize, non disdegna di scrivere gialli, firmandoli con lo pseudonimo di Benjamin Black. Hanno tutti per protagonista l’anatomopatologo Quirke, un ex alcolista, tormentato e solitario, vedovo di una donna morta di cancro al cervello e con un rapporto non facile con la figlia Phoebe, che, pur frequentandolo e ritenendolo uno zio, ha scoperto solo da grande di essergli figlia dopo essere stata data in adozione ad altre persone. Quirke ha anche l’abitudine di infilarsi in casi difficili, sopratutto quando, facendo il suo mestiere, scopre che il cadavere che sta sezionando presenta elementi che mettono in dubbio la sua morte naturale. E’ quello che gli capita in “Un favore personale”, appena uscito in libreria, pubblicato da Guanda che è l’editore di tutti i suoi libri in Italia. La novità, da noi, è che anche quelli originariamente firmati Benjamin Black, vengono pubblicati col nome vero dell’autore, ovvero quello usato nei suoi romanzi non noir (o black, per rifarci al suo pseudonimo). Immaginiamo che tale uniformità da parte dell’editore italiano non dipenda solo da ragioni di marketing, ma anche perché la qualità delle opere tutte è talmente, comunque, elevata, da non temere cadute. Quirke, nel caso di “Un favore personale”, ambientato a Dublino negli anni Cinquanta, si trova davanti al cadavere di una donna, la titolare di un negozio di estetista di nome Deirdre Hunt, nota nel suo mestiere come Laura Swan, morta annegata apparentemente per suicidio. Anche la figlia di Quirke è una sua cliente, sopratutto di prodotti di bellezza e ci entrerà anche lei nel giallo, dopo. Ma il punto focale è il marito dell’estetista, Billy Hunt, un vecchio compagno di scuola, un po’dimenticato, di Quirke, al quale chiede di non sezionare il cadavere. Quirke ne chiede il motivo e la risposta che ha è che egli, per una sorta di rispetto, non vuole che il corpo, così bello e giovane (molto più giovane di lui) della donna venga offeso dai tagli del bisturi. L’anatomopatologo comprende in parte il motivo, e nonostante la legge preveda gli accertamenti del caso, di fronte a un suicidio - per altro sospetto, non avendo la donna lasciato alcun messaggio - promette all’amico di rispettare il suo desiderio. E lo farebbe se, osservando almeno esteriormente il cadavere, Quirke non scoprisse all’interno del braccio un equivoco puntino bianco: il segno di un’iniezione. A quel punto non gli resta che andare avanti. Ma, impiccione com’è per natura, va oltre, avviando personali indagini che spetterebbero alla polizia e che egli fa con il suo solito modo scontroso e riservato tale da suscitare intorno a lui qualche sospetto, in particolare da parte dell’ispettore Hackett. Prende corpo così una storia dove, a parte l’indagine, ciò che più risalta, secondo modalità che sono proprie di Banville, è la personalità dei personaggi, il loro tratteggio, sempre ben sfaccettato, e le relazioni che Quirke stabilisce con loro, sul filo di una complessità che mette alla prova caratteri, emozioni, sentimenti (eccezionale, in questo senso, il bellissimo, precedente romanzo sempre con Quirke “Dove è sempre notte”, in cui il medico mette in gioco se stesso nei confronti della famiglia adottiva che lo aveva cresciuto e a cui pur lo lega l’affetto, ma della quale non esita a scoperchiare le sconvolgenti colpe nascoste dietro un perbenismo di pura facciata). E’, comunque, un fatto che John Banville, firmi i romanzi col suo vero nome o con quello di Benjamin Black, lascia sempre il segno nell’animo del lettore, mettendolo allo scoperto, anche nel caso di un romanzo che potrebbe essere considerato di genere (ma non è). Il fatto è che da uno come Quirke, pronto a mettersi di traverso del mondo, ci si aspetta una durezza che la vita non facile gli ha insegnato (è stato anche vigliaccamente picchiato e mandato all’ospedale da sicari che volevano, inutilmente, fermarlo). Invece, poi, come nel caso di “Un favore personale” scopriamo che Quirke è anche un padre e, come tale, sente il dovere di proteggere la propria figlia di fronte alla legge, se ciò in cui è implicata rischia di metterla ingiustamente sotto i riflettori di un processo impietoso. E, allora, stavolta sarà lui a chiedere “Un favore personale”.
Diego Zandel
John Banville, Un favore personale, Guanda, pag. 326, €. 16,50
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| Pubblicato su:
LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO |
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